Istat, in Italia 30% persone a rischio povertà, sopra media Ue

martedì 18 dicembre 2012 16:29
 

ROMA (Reuters) - In Italia, circa il 30% delle persone è a rischio povertà con una incidenza superiore a quella europea, percentuale che sale al 39,5% al Sud.

Il dato è contenuto nel Rapporto Istat sulla coesione sociale, secondo il quale "l'indicatore sintetico 'Europa 2020', che considera le persone che sono a rischio di povertà o di esclusione sociale, è cresciuto per l'Italia dal 26,3% del 2010 al 29,9% del 2011, un livello significativamente superiore alla media europea. La variazione negativa di 3,3 punti percentuali è la più elevata registrata nei Paesi compresi europei".

Nel Mezzogiorno, il rischio di povertà o di esclusione sociale supera la media nazionale di circa 15 punti percentuali (39,5% contro 24,6%) ed è più del doppio rispetto al valore del Nord (15,1%); inoltre è maggiore fra le famiglie con tre o più figli (37,1%) e fra quelle monogenitore (35,7%), spiega ancora il rapporto.

Nel 2011, le famiglie in condizione di povertà relativa sono in Italia 2 milioni 782 mila (l'11,1% delle famiglie residenti) corrispondenti a 8,173 milioni di individui poveri, il 13,6% dell'intera popolazione. Nel corso degli anni, la condizione di povertà è peggiorata per le famiglie numerose, con figli, soprattutto se minori, residenti nel Mezzogiorno e per le famiglie con membri aggregati, dove convivono più generazioni.

Sempre guardando allo scorso anno, l'incidenza della povertà relativa è pari al 27,8% fra i minorenni se questi vivono con i genitori e almeno due fratelli (10,1% se si fa riferimento alla povertà assoluta), mentre è pari al 32% (18,2% nel caso della povertà assoluta) se vivono in famiglie con membri aggregati. La povertà relativa mostra alcuni segnali di miglioramento fra gli anziani; tuttavia, una vulnerabilità in termini economici permane soprattutto nel Mezzogiorno, dove risulta relativamente povero il 24,9% degli anziani (7,4% quelli assolutamente poveri).

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Un senzatetto a Roma. REUTERS/Max Rossi