Debito a quota 2000 miliardi, la montagna accumulata in 150 anni

venerdì 14 dicembre 2012 11:24
 

di Stefano Bernabei e Luca Trogni

MILANO/ROMA (Reuters) - Il Gran Libro del debito pubblico del Regno d'Italia fu istituito il 10 luglio del 1861 per farvi confluire le passività degli Stati prima della formazione di una nazione unitaria, l'Italia, appunto.

Da quell'anno zero, con miliardi di debito accumulato, due guerre mondiali e governi di ogni colore, il 2012 verrà ricordato come l'anno in cui, in un giorno di ottobre, la montagna ha superato un'altezza di 2.000.000.000.000 (duemila miliardi) di euro.

In una ricostruzione della lunga serie storica dal 1861, fatta dalla Banca d'Italia in un lavoro di Maura Francese e Angelo Pace nel 2008, è ben rappresentata l'attuale drammaticità di quel numero a 12 zeri: il rapporto tra debito e Pil - oggi al 126,4% (stima per fine 2012) - è stato più elevato solo negli anni immediatamente successivi alla prima Guerra Mondiale, arrivando al 160%, ma né il secondo conflitto mondiale né la precedente crisi del '29 avevano generato uno squilibrio analogo a quello attuale.

Il debito in lire del 1861 ammontava a 3,131 miliardi e dopo tre anni era già triplicato. Nel 1905, dopo politiche di bilancio restrittive che ne contennero la crescita, una nuova fase di accumulo portò la montagnetta sopra i 13 miliardi di lire.

"La figura mostra che l'Italia è stata ed è un Paese con un debito pubblico elevato. Gli anni in cui il debito è stato superiore al prodotto non sono casi isolati. Su 147 osservazioni l'incidenza del debito delle Amministrazioni pubbliche sul Pil è stata superiore al 100% in 53 anni; ha superato il 60% in 108 casi. Il periodo successivo alla seconda guerra mondiale, caratterizzato dal miracolo economico e da un peso del debito in media ben al di sotto del 35%, appare infatti come un'eccezione", hanno scritto i due studiosi di Bankitalia nel 2008. E da allora il trend del debito è peggiorato ulteriormente.

Dai primi anni dell'Unità d'Italia fino agli anni '80 la crescita del debito poteva essere ascritta a determinanti reali, dalle campagne di guerra alle spese per le nazionalizzazioni, poi però ha iniziato a prevalere un utilizzo della spesa pubblica non più per investimenti ma per pagare alti tassi ai 'Bot people' e raccogliere consensi politici.

A partire dagli anni '70 - a causa degli elevati tassi d'interesse reali - la spesa pubblica cresce soprattutto per la necessità di mantenere sul mercato l'elevato ammontare di titoli pubblici.

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Il ministro dell'Economia Vittorio Grilli. REUTERS/Francois Lenoir