Censis, quota ricchezza ceto medio cala di 20 punti a 48% in vent'anni

venerdì 7 dicembre 2012 12:55
 

ROMA (Reuters) - Tra il 1991 e il 2010 il cosiddetto ceto medio, che rappresenta il 60% della popolazione italiana, ha visto ridursi la sua quota di ricchezza di 20 punti, al 48% circa del totale.

Lo rileva il Censis nel 46° Rapporto sulla situazione sociale del Paese nel quale si sottolinea che la qualità principale delle famiglie è la capacità di "sopravvivenza".

"Le classi medie, che rappresentano da vent'anni (1991-2010) circa il 60% delle famiglie italiane, hanno visto ridurre la ricchezza posseduta dal 66% al 48% del totale", spiega una nota che riassume il Rapporto.

"Nonostante tali difficoltà le famiglie italiane operano un riposizionamento su molti fronti. Stanno reagendo utilizzando al meglio ciò di cui dispongono, utilizzano la rete per consumare in modo competente e per risparmiare iscrivendosi a gruppi d'acquisto digitali, e guardano con maggiore serietà alla formazione dei giovani, che ritengono debba essere più professionalizzante a tutti i livelli, dagli istituti tecnici alle università all'estero".

Il presidente del Censis, Giuseppe De Rita, spiega che il rapporto mette "in luce la costanza vitale della nostra forza di sopravvivenza...Siamo sopravvissuti a venti anni di Seconda Repubblica con governi dichiaratamente decisionisti, nei fatti incapaci di connettersi ai processi reali della società e delle persone".

"Siamo sopravvissuti a dieci anni di crisi, dal 2001 ad oggi, con nessun intervento di governo che l'abbia significativamente contrastata. Siamo sopravvissuti all'annus horribilis, cioè il 2011, con la caduta verticale del peso internazionale del nostro governo e della stessa nostra autonoma sovranità. Siamo sopravvissuti alla logica di governo altro e pedagogico dell'esperienza del governo tecnico", dice ancora il numero uno del Censis.

"Sopravvivremo verosimilmente anche ai probabili e/o improbabili governi del prossimo futuro".

BENE EXPORT, RESTA INCERTEZZA POLITICA

Secondo il Rapporto, le imprese recuperano competitività all'estero ed espandono i mercati di destinazione anche nelle economie emergenti. Avanzano il "capitalismo collaborativo", le imprese al femminile, le nuove aziende dell'high-tech, per l'80% nel mondo Internet. La cooperazione rappresenta il 7% dell'economia e negli anni della crisi (2007-20011) ha visto aumentare l'occupazione dell'8%, e pure nel 2012 ha segnato un +2,8%.

Restano invece le incertezze politico-istituzionali. "Come un pendolo, dopo un federalismo incompiuto assistiamo a un ricentralismo devitalizzante per il protagonismo dei territori. L'insieme della situazione socio-politica, poi, rischia di scatenare reazioni di rabbia, visto che corruzione, sprechi, evasione fiscale ed elevata pressione tributaria vengono individuate dagli italiani come specifiche ragioni della crisi", spiega la nota.

"Ed è proprio una politica finora in stallo a far perdurare uno slittamento etico da cui pure stiamo cercando di venire fuori. Se non si getta un ponte fra potere e società, che continuano a marciare separatamente, sarà difficile trasformare questi segnali di riattivazione sociale in una vera ripresa". Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia