3 dicembre 2012 / 18:44 / 5 anni fa

Clima, a Doha si cerca di estendere durata patto Kyoto, ma è scontro

DOHA (Reuters) - I rappresentanti di quasi 200 nazioni sono riuniti a Doha fino al 7 dicembre per cercare di rafforzare l‘impegno, sotto la guida Onu, a rallentare il riscaldamento globale, responsabile dell‘aumento di periodi di siccità, inondazioni, ondate di caldo e dell‘innalzamento del livello dei mari.

I negoziati non hanno in realtà obiettivi molto ambiziosi, anche se una serie di studi sottolineano l‘aumento delle emissioni a effetto serra. Uno studio in particolare prevede un aumento del 2,6% per quest‘anno, nonostante la crisi economica.

Il vertice dovrebbe servire a risolvere alcune questioni pendenti, a partire dall‘estensione del Protocollo di Kyoto. Quest‘accordo vincola quasi il 40% dei Paesi industrializzati a tagliare le emissioni a effetto serra di almeno il 5,2% tra il 2008 e il 2012 rispetto ai livelli del 1990.

La maggior parte dei Paesi sono favorevoli all‘estensione. Ma tra i Paesi ricchi coloro che sostengono questa posizione - guidati da Ue e Australia - rappresentano meno del 15% delle emissioni mondiali.

Russia, Giappone e Canada invece se ne stanno tirando fuori, affermando non ha senso fissare nuovi target quando le principali nazioni emergenti, come Cina e India, non avranno obiettivi vincolanti. Gli Usa, invece, non hanno mai ratificato Kyoto.

L‘estensione di Kyoto era stata concordata, in via di principio, un anno fa alla conferenza di Durban, ma alcuni dettagli devono ancora essere messi a punto.

La stessa Ue è divisa in due sulla questione. La Polonia vuole il diritto di poter utilizzare nel nuovo periodo di vigenza i permessi di emissione non utilizzati, una strategia contestata però da altri paesi, secondo cui così si finirebbe per far calare i prezzi dei certificati di emissione di carbonio, previsti dallo schema Ue, per eccesso di offerta.

Molti Paesi in via di sviluppo vorrebbero un‘estensione di Kyoto per cinque anni, mentre la Ue chiede di arrivare al 2020.

Tra i punti di disaccordo, c‘è poi quello degli aiuti ai paesi emergenti per aiutarli a ridurre le emissioni e ad adattarsi ai cambiamentto climatici.

I Paesi più ricchi dicono di aver mantenuto la promessa fatta a Copenhagen nel 2009, quella di finanziare con 10 miliardi annui una fase di “inizio veloce” tra il 2010 e il 2012. In molti casi si tratta però della prosecuzioni di aiuti, senza la certezza che vengano assicurate più risorse. Mentre i a paesi più poveri vogliono invece un aumento dal 2013, dato che i paesi sviluppati si erano impegnati a sborsare 100 miliardi l‘anno dal 2020.

(Alister Doyle)

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