3 dicembre 2012 / 07:49 / 5 anni fa

Bersani, fra giaguari e lenzuolate il leader venuto da Bettola

di Paolo Biondi

Il candidato premier del centrosinistra Pier Luigi Bersani. REUTERS/Alessandro Garofalo

(Reuters) - È sempre in giro per l‘Italia con il pallino di verificare lo stato dei nostri distretti industriali, cioè lo stato di salute delle nostre imprese ed il coinvolgimento dei lavoratori nei processi produttivi, perché non è nato “per sbiancare i giaguari”.

Ma è noto soprattutto come uomo di governo per le “lenzuolate”, cioè i decreti di liberalizzazione in diversi settori: dalle società di energia ai distributori di benzina, dalla vendita dei farmaci ai costi delle ricariche dei cellulari.

Giaguari, lenzuolate... Parlando di Pier Luigi Bersani bisogna anzitutto abituarsi al suo linguaggio naif, casereccio, infarcito di immagini e modi di dire della sua Emilia piacentina e popolare, dove è nato a Bettola 61 anni fa.

Seguendo il segretario del Pd, bisogna imparare a confrontarsi con la sua poliedrica personalità: raffinato cultore della politica e pratico amministratore pubblico a livello centrale e locale, solida tradizione comunista innestata su origini familiari cattoliche e democristiane, linguaggio popolare sconfinante nel popolaresco originalmente abbinato a una erudita preparazione filosofica.

La sua passione è fermarsi nelle cucine dei festival di partito a discutere con la gente e cuocere insieme le salsicce ma è possibile, come è successo, trovarlo sul palco di un convegno a duettare con un noto teologo del concetto di grazia in Sant‘Agostino, memore della sua laurea in storia del cristianesimo.

Giovanissimo spalatore di fango con i volontari all‘alluvione di Firenze nel ‘66, dopo una breve esperienza come insegnate, segue la sua passione politica nel Pci e diviene presidente della Regione Emilia-Romagna (non si chiamavano ancora governatori) poco più che quarantenne nel 1993. Tre anni dopo è ministro dell‘Industria nel primo governo Prodi.

Di quella legislatura passata al governo si ricorda soprattutto la liberalizzazione del mercato elettrico nel 1999.

Abbandonato l‘esecutivo dopo la sconfitta elettorale del centrosinistra ad opera di Silvio Berlusconi nel 2001, incomincia a girare l‘Italia da Nord a Sud, da Est a Ovest con il collega Enrico Letta per distretti industriali, cioè in quelle esperienze che rappresentano l‘aspetto più originale e tecnologicamente avanzato della piccola e media impresa italiana.

Il lungo tour si concretizzerà in un libro (Viaggio nell‘economia italiana, Donzelli 2005) e in una serie di provvedimenti legislativi nella successiva esperienza di governo, sempre all‘Industria (che ora si chiama ministero dello Sviluppo economico) e sempre con Prodi, nel 2006.

Nel 2008 Prodi cade in malo modo per le divisioni nella scombussolata alleanza di centrosinistra e alle elezioni viene sconfitto il tentativo di Walter Veltroni di ricostruire un partito del centrosinistra “a vocazione maggioritaria”.

Bersani viene sollecitato dai colleghi del Pd della componente dalemiana (di cui fa parte dai tempi dell‘Emilia) a candidarsi alla segreteria.

“Lo faccio solo se insistono e se mi sostengono convintamente, altrimenti sto benissimo dove sono”, confida agli amici rivelando un aspetto del suo carattere lontanissimo da quella politica leaderistica in voga nell‘era berlusconiana. È talmente lontano da giungere al limite opposto: come gli rinfacciano in molti manca di carisma, non ha il “quid”, come direbbe Berlusconi.

Alle primarie per la segreteria del Pd, nel 2009, batte nettamente gli sfidanti Dario Franceschini, della componente centrista ex Margherita e di quella veltroniana, e Ignazio Marino, che raccoglie delusi e laici, col 53% contro il 34 e il 12. Poco dopo ingloba Franceschini (della stessa componente del suo amico Letta) come vicesegretario, anche se da Franceschini si stacca di fatto l‘area veltroniana che resta all‘opposizione.

Bersani conferma così la sua visione “inclusiva” della politica, la gestione della cosa pubblica fatta con un programma preciso ma con la capacità di mediazione alla ricerca di più vasti consensi.

È stata questa una caratteristica costante della sua attività politica con una sola eccezione: quando ha fatto i famosi decreti sulle liberalizzazioni, le sue “lenzuolate” nell‘ultimo governo Prodi.

In quella occasione Bersani ha sfidato sedimentate lobby ma non è riuscito a tenere unita la maggioranza. Il Parlamento ha così annacquato o cancellato molte delle sue decisioni come quelle sui taxisti o alcune norme bancarie e assicurative.

Se tornerà al governo, c‘è da giurarci, riproporrà tutte le liberalizzazioni abortite perché un‘altra delle sue caratteristiche è la costante capacità di rimettersi a spalare anche quando nuove ondate di fango sbucano dietro a nuove porte, come a Firenze nel ‘66. E la marea che gli arriva questa volta dal capoluogo toscano non è fango ma è un‘ondata di aria fresca forse più potente ancora e che ha il volto pacioso di un giovane tenace: Matteo Renzi.

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