Bersani vince, tocca a lui allargare centrosinistra, vincere elezioni

lunedì 3 dicembre 2012 08:54
 

di Paolo Biondi

ROMA (Reuters) - Stefano Folli, sul Sole 24 Ore di ieri, ha scritto che "è interessante vedere quello che accadrà da domani nel Pd", dando per scontato il risultato delle primarie e la netta vittoria di Pier Luigi Bersani. Ed anche Eugenio Scalfari, su Repubblica, si è esercitato sulle previsioni per il futuro, come se quanto successo ieri avesse solo una importanza relativa. E avevano ragione entrambi.

C'è subito da dire che la vittoria di Bersani su Matteo Renzi è stata più netta di quel che si prevedeva, ma resta il fatto che il sindaco di Firenze ha comunque imposto il tema del rinnovamento e con il suo 39% dà più forza alle sue ragioni. Renzi ieri sera è stato molto bravo nel riconoscere la netta vittoria dell'avversario e il fatto che lui ora non chiede nulla, ma che tocca a chi ha vinto decidere come allargare i confini dello schieramento, dare la linea e cercare di vincere la partita più generale, quella delle prossime elezioni politiche.

Bersani già ieri sera non si è sottratto e ha detto che ora il suo compito è, primo, "dare un forte profilo di governo e di cambiamento al centrosinistra e [, secondo,] predisporre gli spazi e i percorsi per dare spazio alla nuova generazione" ai vertici del partito, dello schieramento e - eventualmente in futuro se vincerà - del governo.

In questo ha probabilmente vinto il migliore, nel senso che ha vinto il candidato che ha dimostrato di essere più inclusivo delle posizioni altrui e già questo è una garanzia per il centrosinistra. Ma il compito di Bersani non è semplice: nelle ultime settimane il Pd ha guadagnato punti nei sondaggi fino a superare stabilmente il 30%, avvicinandosi a superare il risultato del 2008: sopra il 33%. Gli è riuscito raggiungere questo importante obbiettivo (fino a un mese fa era intorno al 25-26%) perché aveva in corsa candidati che rappresentavano tutti, dalla sinistra al centro. Ora Bersani dovrà sapere tenere tutti questi voti insieme, anzi trovarne nuovi nell'area del non voto e del voto di protesta. È questa la vera sfida, difficilissima, che attende il segretario del Pd.

Ha scritto ieri Stefano Menichini, direttore di Europa: "Un minuto dopo aver superato la fatidica soglia del 50", il vincitore dovrà aver stampata in testa un'altra percentuale: quel 34% che i sondaggi assegnano al Pd grazie al fatto che finora è stato il Pd delle primarie, di Bersani e di Renzi. Se il vincitore non riuscisse a tenere questo profilo e quella quota, tutti gli sconfitti del momento - dalla destra a Grillo - tornerebbero in gioco. Il successo assumerebbe un sapore amaro". In secondo luogo Bersani dovrà dimostrare di essere in grado di governare il Paese in questo momento difficilissimo, per essere credibile in campagna elettorale. Come ha detto ieri sera, lo farà "senza raccontare frottole, vincere con la verità è l'impegno che abbiamo di fronte". E lo farà con la forza della "tranquillità", la parola più citata nel discorso della vittoria la scorsa notte.

Il punto più difficile sarà quello di riuscire a rassicurare i mercati di essere capace di dare stabilità al Paese confermando la politica di rigore di Mario Monti sapendo coniugarla con la capacità di far tornare il Paese a crescere. Per fare questo dovrà risolvere anche il problema della collaborazione con Monti, un tema lanciato ieri dall'editoriale di Scalfari su Repubblica. La coabitizione con Monti sarà il tema sul quale Bersani dovrà saper convincere ancora di più della coabitazione con il leader di Sel Nichi Vendola o con lo stesso Renzi.

Ma questo è un tema per le prossime settimane. Per oggi Bersani può godersi la vittoria. Da domani dovrà già mettersi al lavoro, un lavoro duro e difficile.

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Il leader del Pd Pier Luigi Bersani dopo la vittoria alle primarie del centrosinistra. REUTERS/Stringer