29 novembre 2012 / 16:43 / 5 anni fa

Vertice Ilva, Monti annuncia decreto domani in Cdm

Un'immagine dell'Ilva di Taranto.Yara Nardi

di Massimiliano Di Giorgio

ROMA (Reuters) - Il governo esaminerà domani in Consiglio dei ministri un decreto legge sulla vicenda dell'Ilva, lo stabilimento siderurgico di Taranto a rischio chiusura dopo gli interventi della magistratura a causa delle sue emissioni inquinanti.

L'annuncio del decreto è contenuto in un comunicato di Palazzo Chigi diffuso al termine di un vertice tra governo, parti sociali ed enti locali sulla questione dell'Ilva.

Secondo la nota, il decreto consentirà "il rafforzamento delle garanzie di realizzazione dei principi dell'Aia (autorizzazione integrata ambientale) e la terzietà del meccanismo di controllo".

"Ci sarà estremo rigore nella sua osservanza", ha detto il premier Mario Monti nel corso del vertice, durato un paio d'ore, secondo una fonte sindacale presente.

Monti ha detto che non c'è ancora una bozza "già definitiva" del decreto, perché "avremmo mancato di rispetto ai presenti al tavolo. Ecco perché stiamo ascoltando i vostri interventi".

Una fonte governativa ha confermato oggi a Reuters che il decreto legge punta "più o meno" a riaffidare a Ilva gli impianti sequestrati dalla magistratura, a condizione che l'azienda rispetti puntualmente le misure di bonifica previste dalla nuova Autorizzazione integrata ambientale rilasciata dal ministro dell'Ambiente a fine ottobre.

RISCHIO CONFLITTO CON MAGISTRATURA

Il rischio, però, ha sottolineato il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola presente alla riunione, è che il decreto provochi un conflitto con i poteri della magistratura Tema sul quale in serata è intervenuta anche l'Associazione nazionale magistrati (Anm).

"Il decreto non può in nessun caso espropriare la magistratura tarantina dei suoi poteri e delle sue prerogative", ha detto Vendola ai giornalisti alla fine della riunione.

"La magistratura tarantina ha posto il primato del bene alla salute, e qualunque intervento governativo e parlamentare non può che partire da questo primato", ha aggiungen do spiegando che "tutto quello che dovesse finire impugnato davanti alla Corte Costituzionale rappresenta un aggravamento della situazione, non un avvio della soluzione".

"L'Associazione nazionale magistrati, pur consapevole del dramma occupazionale e sociale determinato dalle situazioni su cui tali interventi hanno inciso, ricorda che il diritto alla salute, come quello al lavoro, è un diritto fondamentale tutelato dalla Costituzione, che all'articolo 41 impone che l'iniziativa economica privata non possa svolgersi in modo da recare danno alla libertà, alla dignità e alla sicurezza della persona", si legge nella nota dell'Anm.

"L'Anm ribadisce che la magistratura nel caso Ilva ha rigorosamente esercitato le proprie prerogative", aggiunge la nota.

La Procura di Taranto ha sequestrato l'area "a caldo" dello stabilimento a fine luglio con lo scopo dichiarato di porre fine alle emissioni inquinanti fuori legge che, secondo perizie epidemiologiche, hanno prodotto un aumento significativo della mortalità per tumori tra cittadini della zona e lavoratori dell'azienda.

A inizio settimana, poi, nell'ambito di un'inchiesta parallela per corruzione, i magistrati hanno sequestrato anche i materiali destinati alla commercializzazione e alla lavorazione nell'area "a freddo". L'azienda, per reazione, ha chiuso l'impianto e mandato in libertà circa 5.000 lavoratori, almeno fino a che il tribunale del Riesame non si pronunci sulla richiesta di dissequestro.

SINDACATO CHIEDE CERTEZZA INVESTIMENTI E AMMORTIZZATORI

"Per noi l'acquisizione dell'Aia e il trasformare questo in legge è importante, però è altrettanto importante che sia chiara la quantità di investimenti che devono essere fatti per la bonifica dello stabilimento e la fine delle emissioni nocive", ha detto ai giornalisti il segretario della Fiom Cgil Maurizio Landini uscendo da Palazzo Chigi.

Secondo gli esperti, la bonifica ambientale dell'Ilva richiede una somma che oscilla tra i 3 e i 4 miliardi di euro.

"C'è un equilibrio tra le istituzioni e la magistratura che va ritrovato", ha detto ancora Landini: "Io mi sono limitato a prendere atto che su questo punto le dichiarazioni del governo sono state quelle di voler rispettare la legge e la magistratura del nostro Paese, e io mi auguro che venga fatto".

"Il governo vive questa questione come un momento di vera prova per il nostro Paese", ha commentato Monti secondo il comunicato di Palazzo Chigi.

"Non possiamo permetterci di dare un'immagine dell'Italia come di un Paese dove non sia possibile conciliare il rispetto assoluto della magistratura, la tutela dell'occupazione, la protezione della salute e dell'ambiente, il mantenimento di un settore strategico come quello dell'acciaio", ha aggiunto il premier.

Il leader della Cisl Raffaele Bonanni, ha detto una fonte Cisl, ha insistito sulla necessità del decreto per applicare l'Aia all'Ilva con la nomina di un commissario a gestire il sito, e anche di varare ammortizzatori sociali per gestire gli eventuali esuberi.

FERRANTE: CHIUSURA A GIORNI ANCHE PER SITI GENOVA E NOVI

Il presidente dell'Ilva, l'ex prefetto Bruno Ferrante, ha confermato nel corso della riunione che la chiusura dello stabilimento avrà conseguenze anche sugli altri impianti del Gruppo Riva in Italia, con il fermo di Genova entro sette giorni e Novi Liguri entro 15 giorni per mancanza di autonomia produttiva, ha riferito una fonte aziendale al vertice.

Per Ferrante, la mancanza dell'acciaio prodotto a Taranto - 8,5 milioni di tonnellate prodotte nel 2011 - provocherà problemi anche alla case automobilistiche, ha riferito la fonte.

Fuori da Palazzo Chigi, mentre il vertice era in corso, alcune centinaia di lavoratori dello stabilimento tarantino hanno protestato con slogan e lanci di petardi, bloccati dalle forze dell'ordine in via del Corso.

A Genova, invece, un centinaio di lavoratori del locale impianto Ilva ha nuovamente bloccato il centro città con un presidio davanti alla Prefettura.

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