Primarie centrosinistra, dibattito tv non decisivo, vince Renzi ai punti

giovedì 29 novembre 2012 09:12
 

di Paolo Biondi

ROMA (Reuters) - Matteo Renzi ha stravinto dal punto di vista della comunicativa e della capacità di sfruttare lo strumento televisivo. Pier Luigi Bersani, televisivamente impacciato, è stato più sicuro sui contenuti e rassicurante sulla capacità di governare.

L'atteso confronto tv che è andato in onda ieri sera su RaiUno fra i due candidati al ballottaggio delle primarie del centrosinistra di domenica prossima non pare essere stato decisivo rispetto al risultato di domenica.

Il primo sondaggio sul confronto tv fatto appena terminato il dibattito ieri sera da Quorum per La Stampa ha indicato una vittoria di Renzi al 49%, di Bersani al 38%, il pareggio al 13%. Eppure i cronisti che aspettavano i contendenti all'uscita degli studi Rai Dear hanno visto un Bersani rilassato e contento e un Renzi teso e nervoso. Come mai?

La spiegazione è che anche il sondaggio della Stampa, apparentemente in netto vantaggio per Renzi, al 51% non sposta il dato di partenza, che vede avanti Bersani, vincitore al primo turno con il 44,9% contro il 35,4 dell'avversario. C'è poi da considerare che Bersani ieri sera è stato volutamente di sinistra (in politica estera, difesa, liberalizzazioni, pensioni e lavoro) per cercare di convincere a votarlo quel 15% che al primo turno è andato a Nichi Vendola e che domenica prossima potrebbe essere decisivo. Renzi invece aveva annunciato che sarebbe andato a cercare gli stessi elettori di Vendola più quelli di Bersani e da questo punto di vista non si può dire che la performance di ieri sia stata un successo. Questo, probabilmente, il motivo degli opposti umori dei candidati all'uscita.

Alle votazioni di domenica mancano però ancora tre giorni e bisognerà vedere soprattutto chi riuscirà a convincere tutti i suoi elettori di domenica scorsa a tornare a votare, altro elemento non indifferente. Su questo contano i contenuti espressi ieri sera.

Nell'appello finale Renzi ha puntato su un concetto: "Il vero rischio è non cambiare", ha detto.

Bersani ha detto che guarderà "l'Italia dalla parte di chi ha più bisogno" e, nel passaggio comunicativamente più felice della sua serata, ha citato una bambina figlia di una infermiera senza stipendio che la sera precedente gli ha chiesto per Natale "una bambola rossa e lo stipendio per la mamma". Con Lucrezia, nome della bambina, Bersani ha chiuso quindi ancora a sinistra, ma confermando anche la sua immagine cosiddetta di "usato sicuro".

Renzi invece ha insistito sul tema che lo ha reso noto come rottamatore, cioè l'innovatore capace di spazzare via il passato e di portare aria nuova in politica, capace dunque di andare a pescare anche nell'area del non voto e dell'antipolitica. Indicativo anche come i due hanno sfruttato l'unica domanda che il format del confronto molto ben condotto da Monica Maggioni permetteva loro di conoscere e gestire: Renzi ha gettato sul campo il tema delle alleanze sia a destra con l'Udc sia a sinistra con il Sel. Renzi ha chiuso entrambe le porte, Bersani le ha lasciate aperte, rischiando di scontentare molti. Bersani ha invece gettato nel dibattito il tema delle liberalizzazioni e della lotta alla mafia, dimostrando di avere già operato su entrambi i temi e raccogliendo anche i complimenti dell'avversario dimostratosi invece più impacciato sulle cose concrete.

Il confronto resta sostanzialmente aperto. E la partita incerta fino all'apertura delle urne domenica sera.

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Il sindaco di Firenze e candidato alle primarie del centrosinistra Matteo Renzi. REUTERS/Giorgio Perottino