28 novembre 2012 / 17:19 / 5 anni fa

Lavori Parlamento paralizzati da ingorgo decreti, caos in Pdl

di Paolo Biondi e Giuseppe Fonte

ROMA (Reuters) - Un ingorgo di decreti e la frammentazione del panorama politico, in particolare nel centrodestra con lo sfaldamento di fatto di quelli che erano i gruppi parlamentari del Pdl - cioè i due gruppi più consistenti in entarmbi i rami dellle Camere -, stanno di fatto bloccando l'attività parlamentare in queste settimane di fine legislatura.

L'esempio lampante si è avuto ieri al Senato dove la capigruppo ha decretato l'ennesimo rinvio al 5 dicembre per l'esame in aula della riforma elettorale e l'aula stessa ha di fatto bloccato l'approvazione della delega fiscale, obbligando la presidenza a un irrituale rinvio in commissione dell'importante provvedimento che prevede anche una serie di interventi immediati di riordino, oltre che progetti futuri.

La sensazione che si respira nei corridoi di Montecitorio e palazzo Madama è che la legislatura sia giunta al suo termine e che si attenda ora solo l'approvazione della Legge di stabilità e dei provvedimenti di fine anno, quelli che solitamente vengono accorpati nel cosiddetto Milleproroghe, prima di andare allo scioglimento con o senza riforma elettorale.

Oggi altri elementi sono intervenuti a confermare questo quadro.

Questa mattina era previsto nell'altro ramo del Parlamento, cioè alla Camera, il voto sulla delega al governo in materia di pene detentive non carcerarie e disposizioni in materia di sospensione del procedimento con messa alla prova e nei confronti degli irreperibili.

Nei voti si è registrata una nuova frammentazione del gruppo Pdl. Come ha raccontato Andrea Sarubbi (deputato del Pd) su Twitter, "nel Pdl circa 25 ex An hanno votato con l'ala giustizialista [cioè con la Lega e l'Idv, partiti di opposizione a questo governo] su pene alternative. Circa 15 gli astenuti", sempre nel maggiore gruppo di centrodestra che generalmente su questi temi è garantista.

È la stessa frammentazione alla quale si è assistito ieri in Senato sulla delega fiscale dove, a sentire alcuni parlamentari, lo sfaldamento dei gruppi è iniziato con la contestazione di parlamentari vicini a Gianni Alemanno [sindaco di Roma e fratello del direttore dell'Agenzia del territorio Gabriella Alemanno] contro l'accorpamento delle agenzie, tema sul quale hanno raccolto consensi anche a sinistra.

La contestazione al provvedimento è proseguita da parte di altri senatori del Pdl, come Lucio Malan che ha duramente attaccato la riforma del catasto, come racconta un parlamentare del Pdl.

LA PROTESTA DEI PARLAMENTARI DEL PDL

Secondo un'altra fonte del Pdl il blitz in aula di ieri sarebbe stata una risposta all'intenzione attribuita a Silvio Berlusconi di formare in Parlamento i gruppi di Forza Italia, separati dal resto del Pdl: una sorta di protesta dunque da parte dei potenziali esclusi da questi nuovi gruppi.

La situazione è destinata a ripetersi su una serie di cruciali norme che il Parlamento deve esaminare nelle prossime ore: sono sei i decreti governativi che attendono di essere convertiti, senza dimenticare che siamo in piena discussione sulla legge di Stabilità e il bilancio, approvati dalla Camera e in avvio di esame in Senato.

Vediamo di fare il punto sui provvedimenti più spinosi delle prossime ore, tutti in Senato dove è il vero nodo gordiano di questo ingorgo di fine legislatura.

Oggi si chiude in commissione a palazzo Madama sul decreto cosiddetto sui Costi della politica a livello locale. Domani il provvedimento va in aula e lì il governo dovrebbe chiedere la fiducia. Il decreto poi tornerà alla Camera e va convertito entro il 9 dicembre, ma sul provvedimento ci sono diverse tensioni.

Vi è poi il decreto Sviluppo che scade il 18 dicembre e dovrebbe essere approvato tra oggi e domani in commissione a palazzo Madama. È atteso in aula per martedì prossimo. Attira su di sé attenzione per il riordino degli incentivi alle imprese e i fondi per le start-up ma anche per una serie di elementi del Milleproproghe che potrebbero essere qui anticipati, come quello che modifica la disciplina sui Monti Bond per Mps.

In Senato c'è anche il decreto sul riordino delle province, delle quali tutti chiedevano fino a qualche mese fa a gran voce la cancellazione ma ora ogni parlamentare locale difende la propria, a pochi mesi dalle elezioni.

In questi giorni poi il governo sta preparando un nuovo decreto per fare fronte alla crisi venutasi a creare all'Ilva di Taranto sul quale si concentreranno attenzioni politiche dei vari partiti, così come forti tensioni potrebbe generare l'atteso provvedimento per l'election day.

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