Riforma elettorale, nuovo rinvio, in aula Senato 5 dicembre

martedì 27 novembre 2012 19:21
 

ROMA (Reuters) - Nuovo, ennesimo rinvio per la riforma della legge elettorale all'esame del Senato. Il disegno di legge sarebbe dovuto approdare nell'aula di palazzo Madama questa settimana, ma la riunione dei capigruppo di oggi pomeriggio ha deciso di rinviarlo al 5 dicembre prossimo.

Per addolcire la pillola del nuovo slittamento sono intervenute le dichiarazioni dei capigruppo del Pdl Maurizio Gasparri e del Pd Anna Finocchiaro, secondo i quali una soluzione è più vicina. In effetti ci sono stati passi avanti su una ipotesi di mediazione avanzata dal leghista Roberto Calderoli (lo stesso autore del Porcellum che si cerca di modificare) ma l'effettiva possibilità di accordo è legata all'evoluzione della situazione politica, questa settimana non è proprio aria di accordi.

Due i motivi fondamentali: il primo è che il Pd è impegnato negli ultimi decisivi giorni di campagna elettorale per le primarie del centrosinistra "e Pier Luigi Bersani non vuole concedere a Matteo Renzi un nuovo tema di dibattito scendendo a patti con l'Udc e il Pdl su un testo che comunque non esprimerà i desideri del segretario", spiega un senatore di centrosinistra.

Il secondo motivo è speculare: nel centrodestra Berlusconi non ha ancora annunciato cosa intende fare e se scenderà in campo con una riedizione di Forza Italia che porterebbe inevitabilmente a una spaccatura del Pdl. La decisione, ha detto, sarà presa dopo le primarie del centrosinistra e comunque non prima del fine settimana. Non è quindi in condizione ora di fare accordi di alcun tipo, impegnato in altre questioni.

Resta quindi sul tavolo l'attuale testo che però solleva profonde critiche: "Una legge elettorale contro la proposta del primo partito del Paese non è da democrazia matura, se vogliono fare un colpo di mano lo facciano, ma sia chiaro che la responsabilità è tutta loro. Sarebbe una forzatura", ha detto nei giorni scorsi Anna Finocchiaro, capogruppo dei democratici a Palazzo Madama. Il rinvio appare quindi inevitabile.

Il testo attuale prevede un "premio" del 12,5% dei seggi di Camera e Senato per le liste o le coalizioni che arrivino almeno al 42,5%, mentre per la legge attuale - peraltro criticata dalla Corte Costituzionale - il premio scatta senza alcun limite minimo.

Secondo molti osservatori una soglia così alta non produrrebbe alcuna maggioranza assoluta, e porterebbe probabilmente alla necessità di un governo di larga coalizione. Secondo il Pd, considerato dai sondaggi il primo partito, la riforma in realtà servirebbe a sbarrare la strada al centrosinistra e a facilitare il varo di un secondo governo guidato dal premier Mario Monti.

Fra le possibili mediazioni, quella più accreditata è stata presentata dal politologo della Luiss Roberto D'Alimonte, sostenuta dal Pd, prevede una soglia inferiore, il 40%, e un premio di maggioranza del 14% al quale si aggiunge anche un "premio di consolazione" del 10% per il primo partito se nessuno dovesse raggiungere la soglia. La mediazione di calderoli rispecchia questa impostazione con un premio al primo partito a partire dal 25% a crescere migliorando il risultato e un premio alla prima coalizione sopra il 35% anche qui con un meccanismo incrementale.

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Un momento dello spoglio delle schede alle ultime Regionali in Sicilia. REUTERS/Massimo Barbanera