Ilva, operai in piazza a Taranto e Genova. Governo verso decreto

martedì 27 novembre 2012 16:36
 

GENOVA/TARANTO (Reuters) - Alcune migliaia di lavoratori dell'Ilva sono scesi in piazza oggi a Taranto e a Genova contro la chiusura dello stabilimento pugliese, decisa ieri dopo gli arresti di dirigenti ed ex dell'azienda e un ulteriore sequestro, mentre il governo lavora a un decreto che consenta di mantenere la produzione.

La soluzione, ha detto a Reuters una fonte governativa, dovrebbe arrivare entro giovedì, quando ci sarà un incontro a Palazzo Chigi con i sindacati e gli enti locali.

Intanto, nell'inchiesta della magistratura, spuntano sei indagati minori, tra cui il sindaco di Taranto, un sacerdote e un agente della Digos.

A Taranto, stamani, 3-4.000 lavoratori iscritti a Fim, Fiom e Uilm hanno occupato lo stabilimento introducendosi negli uffici, dove hanno incontrato il direttore. Nell'impianto siderurgico tarantino lavorano in totale circa 12.000 persone.

A Genova, invece, sede di un altro stabilimento del gruppo dove lavorano 1.760 persone, in 1.500 sono scesi in piazza, preoccupati per le ricadute occupazionali sull'impianto ligure, in una manifestazione sfociata nel blocco del casello autostradale di Genova ovest.

"Senza Taranto, Genova ha autonomia di quattro giorni. Non saremo gli agnelli sacrificali di nessuno [...] siamo contrari a qualunque chiusura", ha detto Francesco Grondona, segretario della Fiom di Genova.

Per giovedì intanto i metalmeccanici hanno proclamato 24 ore di sciopero nazionale.

Ieri sera è arrivata la comunicazione dell'azienda sulla chiusura dell'area "a freddo" - in attesa dell'esito del ricorso presentato in tribunale - perché il sequestro dei materiali, secondo Ilva, impedisce sia le attività di produzione che quelle di commercializzazione.

"Abbiamo chiuso l'impianto perché ci è stato confiscato il materiale", ha detto oggi un portavoce di Ilva a Reuters.   Continua...

 
Lavoratori dell'Ilva protestano contro la possibile chiusura degli stabilimenti. Genova, 27 novembre 2012. REUTERS/Alessandro Garofalo