November 26, 2012 / 5:58 PM / 5 years ago

Ilva, dopo arresti e sequestro azienda annuncia chiusura

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Un'immagine dell'Ilva di Taranto. REUTERS PICTURE

ROMA/BARI (Reuters) - L'Ilva ha annunciato questa sera che il sequestro dei rifornimenti destinati allo stabilimento siderurgico e il prodotto finito giacente sulle banchine del porto di Taranto, deciso oggi dalla Procura nell'ambito di un'inchiesta per corruzione, comporterà la chiusura dell'impianto.

Una fonte sindacale ha detto a Reuters che la misura scatterà già dal primo turno di questa sera con le ferie forzate per i dipendenti dell'area "a freddo", Circa 5.000 secondo i sindacati, ma una fonte aziendale ha detto invece che la misura non è ancora operativa.

In una nota l'azienda ha detto che presenterà ricorso contro la decisione dei gip, che ha portato anche all'arresto di sette persone tra cui dirigenti ed ex di Ilva e del Gruppo Riva, da cui lo stabilimento dipende, tra cui l'anziano patron Emilio Riva.

Nel frattempo, però, l'azienda "ottempererà" all'ordine e questo "comporterà in modo immediato e ineluttabile l'impossibilità di commercializzare i prodotti e, per conseguenza, la cessazione di ogni attività nonché la chiusura dello stabilimento di Taranto e di tutti gli stabilimenti del gruppo che dipendono, per la propria attività, dalle forniture dello stabilimento di Taranto".

Alla fine di luglio la magistratura, che ha aperto un'inchiesta per disastro ambientale, ha sequestrato l'area "a caldo" dello stabilimento, per l'emissione di sostanze inquinanti superiori alla norma che, secondo perizie epidemiologiche, avrebbero provocato tassi eccessivi di decessi per tumori a Taranto.

Nelle scorse settimana l'azienda ha chiesto la cassa integrazione per un massimo di 2.000 dipendenti dell'area a freddo, motivandola con la crisi del settore siderurgico. E la settimana scorsa, chiedendo il dissequestro dell'area "a caldo" - motivata con la necessità di applicare le misure previste dall'Autorizzazione integrata ambientale per bonificare lo stabilimento - aveva già minacciato la chiusura.

Secondo l'Ilva, la decisione di oggi dei magistrati "si pone in radicale e insanabile contrasto rispetto al provvedimento autorizzativo del ministero dell'Ambiente".

I sindacati si sono subito mobilitati contro la decisione dell'azienda, chiedendo al governo di essere convocati a Palazzo Chigi "nella prossime ore", e minacciano uno sciopero nazionale dei metalmeccanici giovedì 29 novembre, con una manifestaizone a Roma.

Sei Arresti E Un Ricercato

Emilio Riva e altre cinque persone sono state arrestate questa mattina con l'accusa a vario titolo di corruzione, concussione e associazione a delinquere, come hanno riferito la Guardia di Finanza e la Procura di Taranto.

Riva, che non ha più cariche operative nel gruppo, si trova agli arresti domiciliari, mentre il figlio Fabio, vice presidente di Riva Group, è destinatario di un ordine di custodia cautelare in carcere firmato dai gip di Taranto Patrizia Todisco e Vilma Gilli su richiesta del pm Remo Epifani.

Al momento però l'uomo, che era già ai domiciliari per l'inchiesta principale sull'Ilva - quella per disastro ambientale - risulta irreperibile e gli agenti delle Fiamme Gialle lo stanno cercando per portarlo in carcere.

Secondo i magistrati dirigenti dell'Ilva avrebbe corrotto politici, periti ed imprenditori locali per mettere a tacere o almeno ridimensionare le attività inquinanti dell'impianto.

Nell'inchiesta, dicono fonti giudiziarie, risultano indagati anche l'attuale presidente dell'Ilva, Bruno Ferrante e l'ex presidente Nicola Riva, per il quale la procura aveva chiesto l'arresto che è stato però respinto dal gip.

In una breve nota diffusa nel pomeriggio, Ferrante - un ex prefetto, già candidato del centrosinistra alla guida del Comune di Milano - ha detto di non avere "alcuna intenzione di rinunciare all'incarico di Presidente di Ilva", che aveva assunto nel luglio scorso, poco prima che scattasse il sequestro degli impianti.

"Le contestazioni che mi sono state rivolte dal pm di Taranto appaiono inconsistenti e strumentali", ha detto ancora Ferrante.

Tra Gli Arrestati Anche Un Politico Di Centrosinistra

Tra gli altri arrestati oggi, l'ex dirigente per i rapporti istituzionali dell'Ilva Girolamo Archinà, l'ex direttore del siderurgico Luigi Capogrosso, entrambi già trasferiti in carcere. Poi l'ex rettore del Politecnico di Taranto Lorenzo Liberti, l'ex assessore di centrosinistra all'Ambiente della Provincia di Taranto Michele Conserva (Pd) e l'ingegnere Carmelo Delli Santi rappresentante della Promed Engineering, tutti ai domiciliari.

In uno tra gli episodi di corruzione sotto la lente della procura, già emerso peraltro nell'inchiesta sul disastro ambientale, Archinà avrebbe consegnato a Liberti una busta con 10mila euro in cambio di una perizia "addolcita" sull'inquinamento dell'Ilva.

Secondo una perizia epidemiologica consegnata alla procura tarantina, le emissioni del siderurgico tarantino hanno provocato in 13 anni quasi 400 morti tra la popolazione e un "eccesso di mortalità" per alcuni tumori tra i dipendenti dell'impianto.

Il Gruppo Riva, 17esimo produttore mondiale di acciaio, ha sempre respinto le accuse sull'Ilva. L'impianto tarantino dà lavoro a circa 12.000 persone.

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