Ilva, dopo arresti e sequestro azienda annuncia chiusura

lunedì 26 novembre 2012 19:01
 

ROMA/BARI (Reuters) - L'Ilva ha annunciato questa sera che il sequestro dei rifornimenti destinati allo stabilimento siderurgico e il prodotto finito giacente sulle banchine del porto di Taranto, deciso oggi dalla Procura nell'ambito di un'inchiesta per corruzione, comporterà la chiusura dell'impianto.

Una fonte sindacale ha detto a Reuters che la misura scatterà già dal primo turno di questa sera con le ferie forzate per i dipendenti dell'area "a freddo", Circa 5.000 secondo i sindacati, ma una fonte aziendale ha detto invece che la misura non è ancora operativa.

In una nota l'azienda ha detto che presenterà ricorso contro la decisione dei gip, che ha portato anche all'arresto di sette persone tra cui dirigenti ed ex di Ilva e del Gruppo Riva, da cui lo stabilimento dipende, tra cui l'anziano patron Emilio Riva.

Nel frattempo, però, l'azienda "ottempererà" all'ordine e questo "comporterà in modo immediato e ineluttabile l'impossibilità di commercializzare i prodotti e, per conseguenza, la cessazione di ogni attività nonché la chiusura dello stabilimento di Taranto e di tutti gli stabilimenti del gruppo che dipendono, per la propria attività, dalle forniture dello stabilimento di Taranto".

Alla fine di luglio la magistratura, che ha aperto un'inchiesta per disastro ambientale, ha sequestrato l'area "a caldo" dello stabilimento, per l'emissione di sostanze inquinanti superiori alla norma che, secondo perizie epidemiologiche, avrebbero provocato tassi eccessivi di decessi per tumori a Taranto.

Nelle scorse settimana l'azienda ha chiesto la cassa integrazione per un massimo di 2.000 dipendenti dell'area a freddo, motivandola con la crisi del settore siderurgico. E la settimana scorsa, chiedendo il dissequestro dell'area "a caldo" - motivata con la necessità di applicare le misure previste dall'Autorizzazione integrata ambientale per bonificare lo stabilimento - aveva già minacciato la chiusura.

Secondo l'Ilva, la decisione di oggi dei magistrati "si pone in radicale e insanabile contrasto rispetto al provvedimento autorizzativo del ministero dell'Ambiente".

I sindacati si sono subito mobilitati contro la decisione dell'azienda, chiedendo al governo di essere convocati a Palazzo Chigi "nella prossime ore", e minacciano uno sciopero nazionale dei metalmeccanici giovedì 29 novembre, con una manifestaizone a Roma.

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Un'immagine dell'Ilva di Taranto. REUTERS PICTURE