Camera approva Legge stabilità, ma slitta ddl Bilancio

giovedì 22 novembre 2012 19:17
 

ROMA (Reuters) - La Camera dei deputati ha approvato oggi la Legge di stabilità. Ma l'invio della manovra in Senato slitta a non prima di lunedì, quando i deputati si riuniranno per approvare il disegno di legge sul bilancio.

Quello che solitamente è un passaggio formale sta scatenando numerose polemiche. La Camera, infatti, avrebbe dovuto licenziare il bilancio questo pomeriggio.

Alla base del rinvio vi sarebbe la constatazione che governo e maggioranza "non sono in grado di garantire il numero legale", dice il capogruppo della Lega Gianpaolo Dozzo.

Tutto nasce da alcuni errori contenuti nella Nota di variazione, il documento che modifica le poste di bilancio in base alla manovra contenuta nella Legge di stabilità.

Non potendo la Commissione Bilancio esaminare la Nota di variazione, la conferenza dei capigruppo ha proposto di rinviare i lavori a lunedì.

"Chiedo scusa al Parlamento", ha detto il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, intervenendo in aula.

La Legge di stabilità, l'ultimo grande provvedimento di politica economica del governo guidato da Mario Monti, ha avuto da subito un percorso parlamentare accidentato. Al termine di un confronto a tratti teso con il governo, la maggioranza ha modificato buona parte del disegno di legge, cancellando la riduzione di un punto delle aliquote Irpef sui primi due scaglioni di reddito (fino a 28.000 euro), l'introduzione della franchigia di 250 euro su detrazioni e deduzioni e il tetto di 3.000 euro alle spese detraibili.

Il testo che si avvia ad uscire dalla Camera limita inoltre all'aliquota ordinaria del 21% l'aumento di un punto dell'Iva previsto dal prossimo mese di luglio. L'aliquota ridotta del 10% resterà così come è.

La nuova manovra fiscale si basa ora su un aumento delle detrazioni per i figli a carico che si dovrebbe tradurre in un beneficio di 941 milioni nel 2013, 1,4 miliardi nel 2014 e 1,27 miliardi nel 2015.   Continua...

 
Montecitorio, la Camera dei deputati, in una foto del novembre 2011. REUTERS/Tony Gentile