Elezioni, per gestore fondi Pimco non spaventano investitori, attesa continuità con Monti

giovedì 22 novembre 2012 14:51
 

MILANO (Reuters) - Gli investitori esteri non temono l'esito delle prossime elezioni in Italia perchè si aspettano che il governo che uscirà dalle urne prosegua sostanzialmente nel cammino tracciato da Mario Monti.

Lo ha detto a Reuters, in un'intervista, Lorenzo Pagani, executive vice president di Pimco (Pacific Investment Management Co), colosso americano della gestione obbligazionaria del gruppo Allianz.

La preoccupazione per la sostenibilità del debito italiano, che ha toccato l'apice nell'autunno 2011 provocando l'insediamento di un governo di tecnici sotto la guida dell'ex commissario Ue Mario Monti, ha spinto gli istituzionali stranieri a ridurre di circa un terzo gli investimenti in Btp. I titoli di Stato in circolazione oggi sono per il 65% nei portafogli di investitori domestici rispetto al 49% di metà 2011.

"In questo momento la maggior parte degli investitori stranieri ritiene che lo scenario di base sia quello di un governo che continui sulle politiche intraprese dal governo Monti senza un netto cambio di direzione", dice Pagani, aggiungendo che la minaccia del voto populista, pur sempre presente, finora non sembra materializzare una maggioranza capace di provocare un'inversione di marcia. "La prospettiva delle elezioni non crea allarme", aggiunge.

Come altri investitori esteri, il gestore statunitense del più grande fondo obbligazionario del mondo è tornato a comprare debito italiano dallo scorso agosto dopo il discorso con cui il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi si è impegnato a "fare di tutto per salvare l'euro". Quella promessa, formalizzata a inizio settembre con la nascita dell'OMT (Outright Monetary Transactions) - meccanismo di acquisti illimitati sul secondario da parte della Bce attivabile su richiesta del singolo stato - ha orientato gli acquisti di Pimco verso la parte della curva dei Btp fino ai 5 anni.

Il riaffacciarsi degli stranieri alle aste italiane negli ultimi mesi, rilevato in più occasioni dal responsabile del debito pubblico Maria Cannata, appare infatti ancora un ritorno cautamente limitato alle scadenze più vicine nel tempo.

"Se guardiamo a scadenze di 3-4 anni e a scadenze di 10 anni possiamo dire che le prime sono prezzate in maggior parte in funzione della credibilità dello strumento OMT mentre il 10 anni è prezzato più in funzione della fiducia nel cammino verso l'unione fiscale", spiega il manager.

"Adesso il livello di incertezza minore è quello dovuto alla Bce quindi la nostra preferenza va alla parte breve della curva", aggiunge Pagani, precisando di intendere le scadenze a 3, 4 e 5 anni.

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