Produttività, accordo governo parti sociali senza Cgil

giovedì 22 novembre 2012 09:59
 

ROMA (Reuters) - La Cgil non si è fatta convincere e ha deciso di non firmare il documento messo a punto dalle forze sociali e apprezzato dal governo per modificare l'archiettura contrattuale con il fine di aumentare la produttività.

Lo si legge nella nota diffusa in tarda serata di ieri da palazzo Chigi in cui il presidente del Consiglio si augura che il sindacato guidato da Susanna Camusso decida di aggiungere la propria sigla al documento.

INCENTIVI A SALARI AZIENDALI

"Il Governo auspica vivamente che l'intesa, a cui hanno aderito Abi, Ania, Confindustria, Lega Cooperative, Rete imprese Italia, Cisl, Uil, Ugl, sia sottoscritta anche dalla Cgil", dice il comunicato.

Il governo, spiega il testo diffuso da palazzo Chigi, "ritiene che sussistano le condizioni per confermare l'impegno di risorse destinato alla riduzione del cuneo fiscale del salario di produttività e per procedere, nell'ambito della legislazione vigente e delle risorse disponibili, alla conseguente implementazione degli atti normativi necessari a definire i criteri di operatività dei meccanismi di defiscalizzazione necessari a sostenere, in una logica di incentivazione della contrattazione di secondo livello, i salari e la produttività".

I PUNTI DELL'INTESA

Il protocollo sposta in sostanza il baricentro della contrattazione dal livello centrale a quello locale e aziendale. Il contratto nazionale continuerà a garantire i trattamenti economici e normativi comuni a tutti i lavoratori, e gli aumenti salariali. Questi dovranno essere "coerenti con le tendenze generali dell'economia", ma riguarderanno entrambi i livelli di contrattazione, compresa la parte di salario legata alla produttività.

Su richiesta della Uil, il testo prevede la richiesta al governo di rendere strutturale la detassazione al 10% del salario di produttività per i redditi dei dipendenti fino a 40.000 euro lordi annui.

Al secondo livello, dunque all'autonomia negoziale, vengono invece demandati la prestazione lavorativa, gli orari e l'organizzazione del lavoro. Per incentivare i contratti di secondo livello le parti chiedono al governo uno sgravio contributivo fino al 5% della retribuzione.

La Cgil nel corso dell'incontro di ieri ha contestato che un aumento salariale di questo tipo porterebbe alla differenziazione dei minimi salariali a svantaggio di chi non goda del secondo livello, intaccando di conseguenza il potere d'acquisto dei lavoratori. E teme che una maggiore flessibilità nella organizzazione del lavoro porti a rischi di demansionamento.

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Il premier Mario Monti e il ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera durante una conferenza stampa a Palazzo Chigi lo scorso 22 maggio. REUTERS/Alessandro Bianchi