Elezioni, è corsa al centro, tra moderati che si detestano

lunedì 19 novembre 2012 15:46
 

di Paolo Biondi

ROMA (Reuters) - Tutti a cercare di pascolare nel prato del vicino dal quale però ci si proclama al contempo distinti e distanti. E' questo lo sport oggi più in voga nella campagna elettorale per le politiche che, al momento, sembra si possano tenere il 10 e 11 marzo prossimi.

Come spesso accade in Italia, la corsa delle elezioni - sia che si proceda con un sistema elettorale sostanzialmente proporzionale sia che si voti con un sistema maggioritario - si corre al centro.

Questa volta però c'è una particolarità in più, accentuata dal tentativo di pescare nell'area vastissima, addirittura maggioritaria del non voto e del voto di protesta: tutti coloro che si dicono moderati, anche solo nei contenuti se non sempre nelle modalità di esprimersi e presentarsi agli elettori, tendono come non mai a differenziarsi dai propri vicini piuttosto che dalla parte avversa.

Il fenomeno coinvolge un po' tutti. Nel Pd uno dei candidati più accreditati alle primarie, il sindaco di Firenze Matteo Renzi, accusato dai suoi oppositori interni di essere troppo vicino, quasi "confuso" con i politici moderati del centro e del Pdl, è il più duro nel negare qualsiasi tipo di alleanza di governo futura con l'Udc di Pier Ferdinando Casini o con altri moderati.

Nel centrodestra il segretario del Pdl Angelino Alfano e la maggioranza che lo sostiene continua a fare profferte di alleanza a Casini, ricevendo in contraccambio solo schiaffoni e rifiutando comunque le aperture ad un governo Monti Bis che il leader dell'Udc chiede come contropartita di ogni possibile alleanza.

Luca Montezemolo con la sua 'Verso la terza Repubblica' si propone come nuovo e non ama quindi contaminazioni con nessun vecchio, seppur contiguo come potrebbe essere l'Udc di Casini o il Pdl nella versione moderata di Alfano.

Casini vede sempre più forte la concorrenza al centro di tanti che si annunciano più come competitor che come alleati e guarda con sospetto a movimenti come quello di Montezemolo al quale manda per ora solo ambasciatori curiosi o messaggi di generica attenzione. Ricambia poi dello stesso metro Renzi nel Pd, dicendo chiaramente di preferire piuttosto dialogare con Pier Luigi Bersani su quel fronte. Intanto non ha risolto i problemi interni e non è ancora chiaro e definito se si presenterà alla scadenza elettorale a braccetto e sotto la stessa bandiera con il neo-centrista Gianfranco Fini e il suo Fli, che partito dall'estrema destra è in spostamento verso il centro del sistema.

In tutto questo incontro-scontro di "parenti-serpenti" c'è poi anche un altro fenomeno rappresentato dalle uscite sempre più estemporanee e frequenti dell'ex premier del Pdl ma pur sempre padre-padrone del partito Silvio Berlusconi. Le esternazioni del Cavaliere hanno una caratteristica: sono sempre choccanti, rispondono a una chiara intenzione politica di recuperare i voti perduti e finiti sia nel non voto sia, soprattutto, nelle schiere di Beppe Grillo. Le sparate di Berlusconi contro il governo Monti e contro il sistema dei partiti e la "cattiva politica" sono rivolte soprattutto a quegli elettori di centrodestra che di Berlusconi avevano sempre apprezzato il suo essere anti-sistema e che se ne sono poi fuggiti da Grillo man mano che il Pdl si è "normalizzato".   Continua...

 
Il leader Udc Pierferdinando Casini. REUTERS/Tony Gentile