15 novembre 2012 / 11:50 / 5 anni fa

Governo, Casini vuole nuova legge subito e voto a febbraio

di Massimiliano Di Giorgio

Il leader dell'Udc, Pierferdinando Casini. REUTERS/Tony Gentile

ROMA (Reuters) - Mentre sul Consiglio dei ministri di domani pende l‘ultimatum del segretario del Pdl Angelino Alfano - che non vuole le elezioni anticipate per tre regioni ma l‘election day con le politiche - oggi il leader dell‘Udc Pier Ferdinando Casini ha detto che è meglio modificare subito la legge elettorale e votare a fine febbraio.

Da oggi, intanto, comincia il percorso in aula alla Camera della Legge di Stabilità, l‘ultimo importante provvedimento del governo tecnico guidato da Mario Monti, su cui comunque il Pdl ha assicurato il voto favorevole.

“Credo che fare la legge elettorale e andare al più presto alle elezioni sia meglio per tutti. Fare la legge elettorale non è impossibile”, ha detto Casini, parlando di un voto a “fine febbraio”, nel corso di una rara riunione pubblica dei segretari dei tre partiti di maggioranza, una tavola rotonda all‘assemblea nazionale degli artigiani del Cna con Alfano e il Pd Pier Luigi Bersani.

“Una campagna elettorale che dura quattro-cinque mesi non serve a nessuno”, aveva detto Casini arrivando all‘assemblea. “Mi sembra che con i problemi e con la tensione sociale che è visibile, una campagna elettorale che duri due mesi sia meglio di una che paralizza tutti”.

“Dobbiamo trovare una soluzione assieme, non dobbiamo dare prova di infantilismo politico”, aveva aggiunto il leader centrista riferendosi alla polemica tra i leader di Pd e Pdl.

LA DISFIDA PDL-PD

Alfano è contrario a due voti separati per le regionali in Lazio, Lombardia e Molise - fissate il 10 e 11 febbraio - e le politiche in aprile, e sostiene che in questo modo si spenderebbero inutilmente 100 milioni di euro.

Secondo alcuni osservatori il timore del partito di Silvio Berlusconi, oggi valutato tra il 15 e il 18% dai sondaggi e secondo o terzo dopo il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, è che un doppio passaggio elettorale a distanza ravvicinata potrebbe fargli perdere ancora più consensi.

Il Pd - primo partito nei poll - vuole che vengano rispettati i tempi della scadenza naturale della legislatura, ricordando che comunque lo scioglimento delle Camere spetta al presidente della Repubblica.

E oggi il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano - che un anno fa ha fortemente voluto il governo Monti - non ha voluto rispondere a una domanda dei giornalisti sull‘ipotesi di voto anticipato mentre partecipava agli Stati Generali della Cultura, ma ha aggiunto che nel suo ruolo non intende limitarsi a “tagliare nastri alle inaugurazioni”.

Ma se il presidente del Senato Renato Schifani ha detto, sempre oggi, che spera sia possibile disinnescare la crisi sull‘election day, quello della Camera Gianfranco Fini - che è anche leader del Fli - ha invece detto a Radio Anch‘io di essere favorevole al turno unico per regionali e politiche, pur non indicando date.

IL NODO DELLA LEGGE ELETTORALE

Pur difendendo i due turni elettorali, oggi Bersani - secondo cui la sola Regione Lazio, dopo le dimissioni della presidente Renata Polverini ha perso oltre 600 milioni di euro di fondi Ue - ha detto comunque che chi vuole il voto anticipato deve anche pensare a varare una nuova legge elettorale.

Schifani ha detto oggi che la bozza di riforma approvata in commissione Affari costituzionali da una maggioranza Pdl-Lega-Udc e centristi dovrebbe arrivare in aula la settimana prossima.

La bozza attuale prevede un premio di maggioranza del 12,5% per la coalizione o il partito che ottenga il 42,5% dei seggi, una soglia altissima che secondo diversi osservatori nessuna alleanza elettorale sarebbe oggi in grado di superare.

Casini, nella tavola rotonda, ha proposto di introdurre nel dibattito in aula una modifica che consenta anche di dare al primo partito un “premio di consolazione”, se nessuno riesce a raggiungere la soglia del 42,5%. Premio che sarebbe gradito al Pd, che però lo vorrebbe del 10%,

Nel dibattito, il leader centristra ha ribadito di essere favorevole a un Monti-Bis, rivolgendo un monito a Bersani che Alfano, che invece vorrebbero entrambi essere i nuovi premier: “Mai dire mai”.

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