Primarie centrosinistra, il confronto tv non cerca nuovi voti

martedì 13 novembre 2012 09:00
 

di Paolo Biondi

ROMA (Reuters) - Abbiamo ancora tutti negli occhi la campagna elettorale americana con gli aspri confronti tv tra Barack Obama e Mitt Romney. Ieri sera è andato in scena uno spettacolo molto diverso, né migliore né peggiore ma profondamente diverso.

I cinque candidati alle primarie del 25 novembre del centrosinistra non si sono combattuti aspramente, non hanno cercato di andare a caccia dei voti degli indecisi così come avevamo imparato succedere negli Usa. Lo spettacolo andato in onda su Sky ha mostrato cinque competitor preoccupati soprattuto di dimostrare tutti di fare parte della stessa famiglia e di rassicurare gli stessi elettori di centrosinistra cercando ciascuno di blandirli per portarli dalla propria parte.

Ci si aspettava un duro scontro tra Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi. Ma i due si sono scontrati solo su pochissime questioni. Fra gli altri è un po' venuto meno Nichi Vendola, il più emozionato e impacciato dei cinque sparito un po' dalla tenzone mentre ha positivamente sorpreso Bruno Tabacci, sempre al centro del dibattito e il più vicino - alla fine - ai due duellanti. Completamente sparita dal dibattito Laura Puppato, non pervenuta tranne per il fatto di essere stata l'unica a incorrere in un clamoroso errore quando ha risposto sulle riforma delle pensioni alla domanda sulla riforma del lavoro, confondendo le due riforme principali del ministro Elsa Fornero.

Hanno avuto ragione, alla fine del dibattito, il direttore di Pubblico Luca Telese e quello del Foglio Giuliano Ferrara a dire che si è trattato dello spettacolo di una compagnia di giro abituata ad andare in scena tutte le sere sul proscenio della tv italiana. Prova ne sia che in Italia si continuerà a parlare di questo dibattito tutte le sere, e già si è iniziato ieri sera, sempre sulla tv con ascolti da capogiro, cosa che non è successa negli Usa dove dopo i dibattiti si è dovuto tornare di gran lena ai serial e alle soap opera per non perdere gli spettatori.

In Italia l'unico grande spettacolo popolare in televisione resta la politica.

Dei cinque candidati, dicevamo, nessuno è andato a cercare voti fuori dal recinto. Erano anzi tutti preoccupati di dimostrare di essere fedelissimi agli elettori di centrosinistra e lo stesso Renzi era più preoccupato di dimostrare di essere di sinistra (lampante nel caso del giudizio sull'Ad della Fiat Sergio Marchionne) e di difendersi dall'accusa di essere più vicino al centro, anzi è stato quello che ha chiuso più di altri alla possibilità di apertura dell'alleanza al centro, e su questo è stato più possibilista addirittura uno come Vendola.

Alla fine quello che ha fatto la figura di menare le danze e di sapere sintetizzare la posizione di tutti è parso proprio Bersani, capace di presentarsi come sintesi di tutto il centrosinistra e l'unico in grado di dialogare anche al di fuori del proprio recinto. Non per questo Bersani ha vinto il dibattito perché non si è certo staccato nemmeno lui dagli altri, anzi dal punto di vista stilistico quello più spigliato e per certi versi efficace è stato sicuramente Renzi. Ma quello che ha stupito in Renzi è stata soprattutto la preoccupazione di non perdere, preoccupazione che è sembrata tagliare le gambe un po' a tutti: nessuno è andato a cercare il colpo a sorpresa o di colpire gli elettori in genere e cercare di portarli dalla propria parte.

Da questo punto di vista il dibattito dovrebbe aver rassicurato il segretario del Pdl Angelino Alfano o i centristi: i candidati del centrosinistra non sono andati a cerca voti nei loro recinti, non hanno sconfinato dai propri limiti. E questo è stato probabilmente il maggior difetto del confronto tv: la sua scontatezza politica. Tant'è che i primi sondaggi usciti ieri sera a caldo sul duello sembrano soprattutto riflettere le simpatie degli elettori più che rappresentare un giudizio sulla serata tv.

Alla fine unica novità della "compagnia di giro" è stata quella delle personalità di riferimento e degli appelli finali: in questo esercizio un gradino avanti agli altri sono stati Tabacci, Renzi e Bersani senza grosse diversità fra loro e con una leggera preferenza nell'ordine. Più staccati gli altri due. I sondaggi invece racconteranno di una netta prevalenza di Bersani e Renzi, con Vendola più staccato e gli altri due nettamente distanziati e con numeri irrilevanti, cioè un giudizio generale sui cinque candidati, non certo sulla serata di Sky. L'emittente tv è stata così l'unico vero vincitore indiscusso della serata, come dovrebbero confermare questa mattina anche i dati di ascolto. Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

 
Il leader del partito denocratico Pier Luigi Bersani. REUTERS/Tony Gentile