Siriani in fuga dalla guerra, oltre 400.000 all'estero

venerdì 9 novembre 2012 17:50
 

ANKARA/DOHA (Reuters) - Migliaia di siriani sono fuggiti oggi dal Paese in uno dei più grandi esodi in 20 mesi di guerra, dopo che i ribelli hanno preso una città di confine.

Intanto, varie anime dell'opposizione siriana si stanno incontrando in Qatar, sotto la crescente pressione del Paese e degli Stati Uniti affinché si uniscano e formino un organismo credibile in grado di governare Damasco se il presidente Bashar al-Assad dovesse cadere.

Le Nazioni Unite hanno detto che circa 11.000 rifugiati siriani sono fuggiti in tre Paesi vicini, soprattutto in Turchia, nelle ultime 24 ore.

L'esodo è un test per la pazienza di Ankara, forte oppositrice di Assad, che ha sempre detto che l'emergenza rifugiati richiede un intervento robusto.

I ribelli ieri sera hanno conquistato Ras al-Ain, città di frontiera, continuando il cammino che li ha già visti spingere le truppe di Assad via dal buona parte del nord e li ha portati a controllare diversi punti di incrocio, secondo quanto riferito da un comandante dei ribelli e da fonti dell'opposizione.

Migliaia di residenti sono però fuggiti dalla città arabo-curda, che si trova nella provincia nordorientale di Hasaka, a 600 km da Damasco.

L'ultima ondata di profughi - 9.000 in Turchia, mille in Libano e altrettanti in Giordania - fa salire a 408.000 il numero complessivo di rifugiati siriani registrati o che ricevono assistenza nella regione, come spiegato da Panos Moumtzis dell'Alto commissariato Onu per i rifugiati.

"E' il segnale di una crisi significativa, il prosieguo del conflitto", ha aggiunto Moumtzis nel corso di una conferenza stampa a Ginevra dopo il Syria Humanitarian Forum delle agenzie umanitarie.

"In Turchia, sappiamo dalla maggior parte dei rifugiati che provengono da Aleppo o Idlib o dalle zone settentrionali. Questa, finora, è la tendenza".

- Sul sito www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

 
Siriani tra le macerie a Damasco. REUTERS/Giath Taha