Legge elettorale, nuovo rinvio a Senato, si tratta su premio a partito

giovedì 8 novembre 2012 14:21
 

ROMA (Reuters) - Ennesima fumata nera sulla legge elettorale ieri sera in commissione Affari costituzionali del Senato, che ha rinviato i lavori a martedì, in attesa che i partiti della maggioranza trasversale del governo Monti riescano a ricucire lo strappo e a definire una nuova griglia di premi per il partito e la coalizione che arrivano primi alle urne.

Pdl, Udc e Lega Nord hanno approvato in commissione martedì scorso un emendamento al testo base di riforma che introduce una soglia molto alta di voti, il 42,5%, perché possa scattare per una coalizione il premio di maggioranza. Il Pd ha votato contro; è primo nei sondaggi, ma neppure alleato al Sel di Nichi Vendola raggiungerebbe tale soglia alle elezioni di primavera.

Con un premio così alto per governare ci vorrebbe un'alleanza più vasta, e la mancanza di un netto vincitore alle elezioni di primavera aprirebbe - secondo gli osservatori - le porte ad un nuovo governo di Mario Monti, come auspica il leader dell'Udc, Pierferdinando Casini, e una parte del Pdl.

Ma per uscire dall'impasse e riuscire a fare una legge condivisa da tutti gli schieramenti, come chiede il Quirinale, sul tavolo di Pdl, Udc e Pd c'è una proposta di mediazione di Roberto D'Alimonte, professore di Scienza della politica alla Luiss e collaboratore del Sole 24 Ore, che prevede un premio del 14% dei seggi per la coalizione che arriva al 40% dei voti, e se nessuno riesce a toccare questa barra, un premio del 10% al partito che arriva primo.

Lo schema è accettato come base di trattativa dai tre partiti, ma le distanze sono ancora notevoli, dicono oggi fonti politiche, sui punti percentuali di ciascun premio e sulla soglia ritenuti accettabili da ciascuno.

Allo stato dei sondaggi, tradotto in risultati elettorali, neppure lo schema D'Alimonte permetterebbe a Pd e Sel di governare da soli; per formare una maggioranza avrebbero bisogno della lista di Casini, il che aumenterebbe le chance del Monti-bis. Ma grazie al premio al primo partito, il Pd potrebbe trattare da un punto di maggiore forza sul futuro governo.

"Il senso della mia proposta è quello di incentivare le coalizioni potenzialmente vincenti", ha detto oggi D'Alimonte in un'inervista alla Stampa. "Con questo meccanismo Casini potrebbe decidere di fare un'alleanza elettorale con il Pd sul modello siciliano. Arriverebbero al 40% e con i 14 punti di premio avrebbero il 54% dei seggi".

Per D'Alimonte se il Pd facesse una lista unica con Vendola, il quale rinuncerebbe così a presentarsi con il "marchio" della sinistra radicale, Casini potrebbe essere incentivato a rinunciare alla strategia delle "mani libere" e a stringere un'alleanza elettorale con un unico partito di centrosinistra.

La partita è ancora lunga ed è improbabile che si sciolga prima delle primarie del centrosinistra, dove il segretario del Pd Pier Luigi Bersani sfida Vendola e il sindaco di Firenza Matteo Renzi a fine novembre.   Continua...

 
Donna vota presso al seggio in occasione delle ultime elezioni regionali in Sicilia. Catania, 28 ottobre 2012. REUTERS/Antonio Parrinello