6 novembre 2012 / 15:08 / 5 anni fa

Legge elettorale, Pdl-Udc fissano soglia premio. Pd: è contro di noi

Un seggio elettorale a Palermo, in occasione delle elezioni siciliane, 29 ottobre 2012. REUTERS/Massimo Barbanera

di Roberto Landucci

ROMA (Reuters) - Una maggioranza di centrodestra, diversa da quella che sostiene il governo di Mario Monti, ha approvato oggi in una commissione del Senato un emendamento al disegno di legge di riforma elettorale che fissa al 42,5% la soglia minima di voti perché la coalizione o il singolo partito che si aggiudicano il primo posto alle elezioni ottengano il premio di maggioranza.

Il Pd, che ha votato contro assieme all‘Idv, ha accusato gli altri partiti di avere concepito una norma ad hoc per impedirgli di governare dopo le elezioni del 2013, alle quali si presenterà assieme al Sel di Nichi Vendola in una coalizione accreditata ora dai sondaggi in testa con poco più del 30% dei consensi.

In Parlamento si discute da mesi di riforma elettorale, ma Pd e Pdl, i due maggiori partiti che sostengono Monti, non hanno mai trovato un accordo, nonostante i numerosi appelli del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a cambiare le regole in tempo per il voto di primavera.

L‘impasse ha portato lo stesso Monti a dire oggi che un intervento del governo sulla materia per cambiare la legge elettorale è “tecnicamente immaginabile”, ma “politicamente sarebbe di molto preferibile che quest‘opera fosse compiuta dalle forze politiche”.

Il testo base di riforma in discussione alla commissione Affari costituzionali del Senato, varato l‘11 ottobre con i voti di Pdl, Udc, Lega Nord e forze minori, ma con Pd e Idv contrari, prevede un sistema proporzionale con un premio di maggioranza per la coalizione pari al 12,5% dei seggi e una soglia di sbarramento del 5% per le singole liste (che scende al 4% se si presentano coalizzate). Inoltre si propone di reintrodurre, sia pure parzialmente, il voto di preferenza.

Con la medesima maggioranza la commissione ha approvato oggi la norma che fissa al 42,5% la soglia minima dei voti per ottenere il premio del 12,5% (la somma darebbe il 55%, cioè la percentuale di seggi di Camera che costituiscono il premio di maggioranza secondo la legge in vigore)

Apparentemente questa modifica accoglie le critiche della Corte costituzionale alla legge attuale laddove non fissa una percentuale di voti minima per la coalizione vincente, rendendo possibile - soprattutto in un contesto politico molto frammentato - una forbice sporporzionata tra voti e seggi ottenuti.

Ma rischia di non dare all‘alleanza Pd-Sel la maggioranza assoluta nel nuovo parlamento, aprendo così la strada all‘ipotesi accarezzata dall‘Udc di Pier Ferdinando Casini e da diversi esponenti del Pdl di un nuovo governo di Mario Monti sostenuto da un fronte trasversale di partiti.

“Per governare bisogna avere un mandato popolare ampio”, ha commentato il voto di oggi Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl al Senato.

Tutto il Pd e Nichi Vendola sostengono invece che la soglia del 42,5% per ottenere il premio e quindi la maggioranza in Parlamento sia un espediente per sbarrare la strada del governo al centrosinistra nel 2013.

“Con una legge elettorale così non ci stiamo, serve governabilità, qualcuno teme che governiamo noi”, ha commentato oggi il segretario del Pd Pierluigi Bersani su twitter.

Il percorso parlamentare del ddl elettorale è tuttavia ancora molto lungo. Dopo l‘approvazione della commissione, che potrebbe avvenire in settimana, ci sarà il voto dell‘aula di Palazzo Madama, dove il vecchio centrodestra avrebbe sulla carta i numeri per far passare il provvedimento nella versione attuale, prima di consegnarlo alla Camera. Lì si aprirebbe un‘altra partita.

La legge in vigore prevede un sistema proporzionale senza preferenze, ma con importanti correzioni: un cospicuo premio di maggioranza alla lista o alla coalizione di liste che arriva prima, pari al 55% dei seggi della Camera (al Senato questo premio è assegnato su base regionale), e una soglia di sbarramento per i partiti coalizzati del 2%, che sale al 4% per quelli che corrono da soli.

Questo sistema, approvato sotto il governo di Silvio Berlusconi nel 2005 e definito Porcellum dopo una battuta del suo stesso estensore - l‘allora ministro leghista Roberto Calderoli - si è attirato grandi critiche anche dal Pd, che ora tuttavia, appare tra i più restii a modificarlo a beneficio di una legge che riduca la portata di sua possibile vittoria alle urne.

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