7 agosto 2012 / 12:17 / 5 anni fa

Dopo Germania, Monti stizzisce Pdl: con Berlusconi spread a 1.200

Il premier Mario Monti. REUTERS/Juan Medina

di Roberto Landucci

ROMA (Reuters) - Non si placa ancora la polemica in Germania per l‘intervista a Der Spiegel che il premier Mario Monti accende un fronte di tensione interno con il Pdl, dopo che in un‘altra intervista, questa volta al Wall Street Journal, stima che lo spread sarebbe a 1.200 punti base se Silvio Berlusconi fosse ancora a Chigi.

“Penso che se il precedente governo fosse ancora in carica, lo spread sarebbe attorno a quota 1.200 punti”, ha detto Monti in inglese al quotidiano americano, che pubblica oggi sul suo sito Internet l‘intervista fatta il mese scorso.

L‘illazione tocca un nervo scoperto del Pdl, il quale sostiene che il livello dello spread sia tornato ai livelli degli ultimi mesi del governo Berlusconi, annullando l‘effetto benefico dell‘esecutivo Monti.

Il differenziale tra i tassi di interesse sui titoli di Stato italiani a 10 anni e quelli tedeschi è oggi sceso sotto quota 440 punti da 461 ieri sera.

Il contraccolpo alle parole di Monti non si è fatto attendere alla Camera, dove il governo è stato battuto su un ordine del giorno del Pdl al decreto sulla spending review.

Il partito di Berlusconi “sta appoggiando in modo leale il governo”, ha detto il capogruppo del Pdl a Montecitorio Fabrizio Cicchitto, ma Monti si astenga da “inaccettabili esercizi polemici”, dopo la “provocazione tanto inutile quanto stupida” sullo spread a 1200 punti.

La polemica non ha comunque impedito al governo di superare oggi prima il voto di fiducia sulla spending review, poi di incassare, sia pure con una maggioranza meno ampia, l‘approvazione finale finale del provvedimento, nell‘ultimo atto della Camera prima della pausa estiva.

Lo stesso Monti ha cercato di placare l‘indignazione con una telefonata a Berlusconi, dicendosi “dispiaciuto che una banale e astratta estrapolazione di tendenza di valori dello spread... sia stata colta come una considerazione di carattere politico, il che non rientrava per nulla nelle sue intenzioni”, precisa in una nota Palazzo Chigi.

L‘agenda ufficiale di Monti ufficializza per domani un incontro con il segretario del Pdl, Angelino Alfano, che gli presenterà le sue proposte per abbattere il debito pubblico.

Nell‘intervista al Wsj il premier si dice consapevole che per l‘opinione pubblica italiana non è il “il salvatore della patria”, ma osserva: “Ora parliamo con Merkel, Obama e Hollande su come andare avanti, invece di essere qui a Roma ad ospitare la troika” Bce-Ue-Fmi e subìre le sue scelte di risanamento dei conti pubblici.

BERSANI IN SOCCORSO DEL PREMIER SU INTERVISTA A SPIEGEL

Proprio nel rivendicare per i governi un margine di manovra autonomo rispetto ai loro parlamenti nella gestione della crisi dell‘euro, Monti si è attirato ieri, con la sua intervista al settimanale Der Spiegel, un coro di critiche dai media tedeschi e dalla Csu bavarese, il partito di maggioranza che più frena il Bundestag sugli interventi in Europa.

In soccorso al premier è giunto stamani il segretario del Partito democratico (Pd) Pierluigi Bersani, che invita Berlino a essere meno rigida nei confronti dei partner europei in difficoltà e ricorda che la riunificazione tedesca fu favorita nella prospettiva di ottenere dai tedeschi una maggiore integrazione europea.

“Il grande patto della riunificazione tedesca fu fatto in una prospettiva di equilibrio fra una Germania grande e una Europa che doveva integrarsi, [la cooperazione] funzionò su quella promessa e premessa. Occorre che tutti ce ne ricordiamo noi italiani per parte nostra ma i tedeschi per parte loro”.

La polemica divampata sui media tedeschi per le parole di Monti ha spinto sia il portavoce della cancelliera Angela Merkel che il ministro degli Esteri Guido Westerwelle ad invocare un linguaggio più moderato.

Al Wall Street Journal Monti ha detto di sentirsi sicuro che le misure di breve periodo decise al Consiglio europeo di giugno siano sufficienti ad evitare la catastrofe; in ogni caso “non ho dubbi che la notte prima della disintegrazione dell‘euro, la Bce farebbe qualsiasi cosa per salvare l‘euro”.

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