9 luglio 2011 / 07:34 / tra 6 anni

Lodo Mondadori, Fininvest deve risarcire 560 milioni a Cir

<p>Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in una immagine di archivio REUTERS/Stringer</p>

di Emilio Parodi

MILANO (Reuters) - La Corte d‘Appello di Milano - a conclusione del processo civile di secondo grado sul cosiddetto lodo Mondadori - ha stabilito oggi che la Fininvest della famiglia del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi deve risarcire circa 560 milioni di euro alla Cir di Carlo De Benedetti, a parziale riforma della sentenza di primo grado con cui il Tribunale civile nell‘ottobre 2009 aveva fissato il risarcimento in circa 750 milioni di euro.

Marina Berlusconi, presidente di Fininvest, ha già annunciato ricorso in Cassazione e ha definito la sentenza una “forsennata aggressione contro mio padre”, spiegando che la cifra che Fininvest è chiamata a risarcire “è una somma addirittura doppia rispetto al valore della nostra partecipazione in Mondadori”.

Cir, in una nota, si dice invece soddisfatta della sentenza, sottolineando che il contenzioso “riguarda una storia imprenditoriale di 20 anni fa ed è completamente estraneo all‘attualità politica”.

Secondo una fonte giudiziaria, tenendo conto dei termini concessi dopo la notifica e della sospensione feriale che scatta dal primo agosto, Fininvest avrà tempo fino ai primi di settembre per presentare il ricorso.

La sentenza di 283 pagine, letta da Reuters, ha fissato a 540.141.059,32 euro il risarcimento, che sale a 560 milioni tenendo conto degli interessi legali in decorrenza dal verdetto di primo grado. Fininvest è stata inoltre condannata a pagare per i 3/4 anche le spese legali di tutto il procedimento, primo grado compreso.

SENTENZA IMMEDIATAMENTE ESECUTIVA, POSSIBILE CHIEDERE SOSPENSIONE

La sentenza è immediatamente esecutiva da oggi, anche se -- con il ricorso in Cassazione -- Fininvest ha ancora la possibilità in base all‘articolo 373 del codice di procedura civile di chiedere ai giudici la sospensione dell‘esecutività fino all‘esito del terzo grado, in presenza di un ipotetico “danno grave e irreparabile” per la società.

Dopo il verdetto di primo grado, il pagamento della somma fissata dal giudice Raimondo Mesiano del Tribunale era stato sospeso, a fronte di una fideiussione bancaria di 806 milioni da parte di Fininvest, fino alla pubblicazione della sentenza d‘appello.

La corte d‘appello, nel redigere la propria sentenza, ha concluso che il verdetto del 1991 che dava il controllo della Mondadori a Fininvest era frutto di corruzione giudiziaria, ma ha corretto alcune valutazioni sull‘entità del danno fatte da Mesiano in primo grado e ha tenuto conto della consulenza tecnica d‘ufficio del settembre scorso, che aveva rivisto al ribasso del 35-41% il risarcimento.

LA FIDEIUSSIONE

A parte l‘eventuale richiesta di sospensione e il ricorso in Cassazione, quel che può succedere nelle prossime settimane sul fronte della corresponsione del risarcimento -- fa notare una fonte giudiziaria -- dipende anche da cosa è stabilito nella fideiussione su cui si sono accordate le due società. Se per caso si trattasse di una fideiussione “a prima richiesta”, spiega la fonte, “allora Cir potrebbe andare con la sentenza nella banca in cui è stata stipulata questa fideiussione e la banca le dovrebbe versare l‘importo fissato. Poi sarebbe la banca a vedersela con Fininvest”.

Non sono noti al momento i termini della fideiussione concordata dalle due società.

LE PREVISIONI DEGLI ANALISTI SUI TITOLI COINVOLTI

L‘esito favorevole a De Benedetti era stato ampiamente previsto dagli analisti interpellati da Reuters ieri, secondo i quali il titolo Cir lunedì dovrebbe balzare di parecchio, superando anche quota 2 euro per azione da 1,76 attuali, mentre dovrebbero cedere Mediaset e Mondadori, controllate di Fininvest, soprattutto su base emotiva.

Secondo gli analisti infatti, a parte l‘effetto psicologico a breve, non dovrebbero esserci conseguenze importanti per queste due società, vista la solidità finanziaria della holding Fininvest.

Il procedimento civile era stato avviato sulla scorta della conferma in via definitiva da parte della Corte di Cassazione nel 2007 della sentenza del processo penale in cui si sanciva che il verdetto della Corte d‘Appello di Roma del gennaio 1991, che di fatto assegnava il controllo della Mondadori alla Fininvest, era stato frutto di corruzione giudiziaria.

Il premier Berlusconi, nell‘ultimo anno si è scagliato a più riprese contro il pronunciamento del Tribunale civile di Milano. E non più tardi di qualche giorno fa, dopo il sollevarsi delle polemiche, è stata stralciata dalla manovra finanziaria una norma che avrebbe avuto una influenza diretta sul lodo: prevedeva una modifica al codice di procedura civile che avrebbe obbligato il giudice a sospendere l‘esecutività della sentenza nel caso di risarcimenti superiori ai 20 milioni di euro in appello e ai 10 milioni in primo grado.

COME SI ARTCOLA LA SENTENZA. RIFATTO VIRTUALMENTE GIUDIZIO ‘91

La sentenza pubblicata oggi vede la firma, come coestensori, di tutti e tre i membri del collegio -- il presidente Luigi de Ruggiero e i giudici Walter Saresella e Giovanni Battista Rollero -- e in sostanza, riassume una fonte giudiziaria, nella rideterminazione dell‘importo del risarcimento accoglie sia parte dei motivi di appello di Fininvest (secondo cui nulla era dovuto) sia parte di quelli di Cir (che in origine chiedeva circa 900 milioni di euro).

La tesi sostanziale di Fininvest era che la transazione finale dell‘aprile 1991, dopo la sentenza Metta, (transazione che sanciva la spartizione del gruppo Mondadori-Espresso con un conguaglio a Fininvest attorno ai 365 miliardi di lire) era un accordo giusto su cui entrambe le parti erano convenute, mentre quella di Cir era che la cosiddetta sentenza Metta che aveva annullato l‘accordo Cir-Formenton dell‘88 e il lodo del giugno 90, aveva messo il gruppo di De Benedetti in una condizione di sfavore all‘atto di concordare la transazione.

-- Per prima cosa, i giudici d‘appello, conformemente al principio dell‘autonomia del giudizio civile sul penale, hanno dovuto valutare autonomamente i fatti per stabilire se corruzione c‘era stata. E sono arrivati alla conclusione che corruzione giudiziaria ci fu. “E’ da ritenere, incidenter tantum e ai soli fini civilistici del presente giudizio, che Silvio Berlusconi sia corresponsabile della vicenda corruttiva per cui si procede - si legge nella sentenza - corresponsabilità che, come logica conseguenza, comporta, per il principio della responsabilità civile delle società di capitali per il fatto illecito del loro legale rappresentante o amministratore commesso nell‘attività gestoria della società medesima, la responsabilità della stessa Fininvest”.

-- In secondo luogo i giudici hanno dovuto rispondere alla domanda: ma, pur stabilita la corruzione, la sentenza Metta era giusta o ingiusta?

E qui, spiega la fonte giudiziaria, c’è la parte più nuova rispetto alla sentenza di primo grado. Nel senso che i giudici si sono messi nei panni dei colleghi della Corte d‘Appello di Roma del ‘91 e hanno fatto quella che hanno definito una “sentenza virtuale”, partendo dai ricorsi Formenton, Fininvest e Cir e dalla legislazione allora vigente in materia.

E rifatta la sentenza con l‘ipotesi “del giudice Metta non corrotto” i magistrati hanno concluso che “era praticamente scontato che il lodo dovesse essere confermato e non annullato”, dice la fonte.

-- A questo punto i giudici hanno poi accolto in parte i rilievi di Fininvest, in particolare correggendo al ribasso due valutazioni espresse dal giudice Mesiano in primo grado (una variazione di valore delle società nei 10 mesi in cui era stata ricomposta la lite, un errore sul conguaglio delle azioni dell‘Espresso di circa 66,8 miliardi di lire), facendo scendere l‘entità del risarcimento.

-- I giudici infine hanno dato ragione a Fininvest, annullando il danno di immagine riconosciuto in primo grado a Cir in circa 40 milioni di euro, non ammettendo il danno per non aver potuto realizzare la “Grande Mondadori” (perché già nel lodo poi annullato dalla sentenza viziata da corruzione era stata decisa la spartizione del gruppo, dice la fonte) né quello per la perdita di reputazione (che non ha trovato un riscontro diretto nell‘andamento del titolo, conclude la fonte giudiziaria).

Di qui si è arrivati alla quantificazione del risarcimento di oggi.

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