Libia, Berlusconi: bombardamenti con "azioni mirate"
ROMA (Reuters) - Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi esclude bombardamenti indiscriminati "a grappolo" su suolo libico e parla di "interventi di estrema precisione su singoli obiettivi militari". Aggiunge che è intenzionato a parlarne ancora con la Lega, fortemente contraria agli sviluppi dell'intervento italiano.
"L'Italia dava già un importante contributo con la messa a disposizione delle sue basi. Ci è stato insistentemente chiesto di poter fare intervenire i nostri velivoli su obiettivi militari. È qualcosa cui alla fine abbiamo sentito di non doverci sottrarre anche perché riteniamo che di questo nostro intervento ci sia effettivamente bisogno", ha detto Berlusconi nel corso della conferenza stampa congiunta con il presidente francese Nicolas Sarkozy.
"Non si tratta di bombardare [...], ma di usare razzi di estrema, estrema precisione su singoli obiettivi militari, come mezzi in movimento e via dicendo. Niente a che vedere con interventi su centri civili o là dove ci possono essere vittime civili", ha aggiunto Berlusconi.
"Ci rallegra la decisione dell'Italia di mandare gli aerei. La considero un'ottima notizia. Lavoreremo fianco a fianco in totale accordo", ha commentato nella stessa conferenza stampa Sarkozy, che sui tempi dell'intervento in Libia si è detto "ottimista".
Berlusconi ha annunciato telefonicamente ieri sera al presidente Usa Barack Obama la decisione dell'Italia di svolgere azioni mirate contro specifici obiettivi militari libici.
"NE PARLERO' ANCORA CON LA LEGA"
Parlando della questione Lega, contraria al coinvolgimento italiano nei bombardamenti, Berlusconi ha spiegato: "Non è stata una decisione facile per il governo. I ministri sono disponibili a dare al Parlamento tutte le informazioni richieste, ma abbiamo agito nel rispetto della risoluzione Onu e nel mandato che ci è stato dato dal Parlamento".
"Conto di parlarne ancora con gli alleati della Lega", ha aggiunto il Cavaliere. "Rispetto moltissimo la posizione della Lega. Ieri ho parlato con i ministri [della Semplificazione Roberto] Calderoli, [dell'Interno Roberto] Maroni e [delle Riforme Umberto] Bossi, ma non volevo che l'Italia fosse considerata come partecipante ma non a pieno titolo: l'opposizione interna avrebbe sfruttato questo fatto contro di noi".
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