Consulta toglie a Berlusconi lo scudo automatico ai processi

giovedì 13 gennaio 2011 19:14
 

ROMA (Reuters) - La Corte Costituzionale ha bocciato oggi una parte consistente della legge sul legittimo impedimento, in una sentenza che toglie al premier Silvio Berlusconi, la garanzia del congelamento automatico dei suoi tre processi aperti a Milano.

La decisione è stata divulgata con un comunicato dell'ufficio stampa della Corte costituzionale.

La Consulta ha deciso che è illegittima la norma che obbliga il giudice a rinviare il processo al premier o ad un ministro fino a sei mesi sulla base di un semplice attestato della presidenza del Consiglio che l'imputato è impegnato a governare.

In parallelo la Consulta ha detto che spetta al giudice valutare in concreto se sussiste il legittimo impedimento a comparire in udienza.

I passaggi della legge bocciati risultano in contrasto con l'articolo 3 della Costituzione sull'uguaglianza dei cittadini e con l'articolo 138 sulla revisione della Costituzione, si legge nel comunicato.

Secondo fonti della Consulta, la decisione è stata presa con 12 voti a favore e tre contrari.

Il taglio operato dalla Corte rischia di vanificare lo scopo della normativa, che era quello di fermare con certezza i tre processi a Berlusconi -- Mills e diritti tv Mediaset in primo grado e Mediatrade in fase di udienza preliminare -- per 18 mesi, fino all'ottobre 2011, quando la legge, come dice il suo testo, perderà efficacia.

"E' saltato lo scudo processuale introdotto per il presidente del Consiglio. Quando uscirà questa sentenza il premier andrà di nuovo incontro ai suoi processi", ha detto a Reuters il costituzionalista Marcello Cecchetti.

In una nota, palazzo Chigi riferisce che Berlusconi non intende commentare la sentenza. Ieri il premier aveva detto di essere "totalmente indifferente" all'esito della decisione della Corte, "perché si tratta di processi ridicoli, basati - come ho giurato sui miei figli - su fatti inesistenti", ma il suo ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, ha commentato a caldo che, per effetto della sentenza, "il presidente del Consiglio continua ad essere palesemente oggetto di una persecuzione giudiziaria".   Continua...

 
<p>La sede della Consulta a Roma. REUTERS/Max Rossi</p>