Intercettazioni, Garante privacy: "giustificato allarme libertà"

mercoledì 30 giugno 2010 11:43
 

ROMA (Reuters) - Il disegno di legge sulle intercettazioni "sposta oggettivamente il punto di equilibrio tra libertà di stampa e tutela della riservatezza, tutto a favore della riservatezza" e ciò "può giustificare che da molte parti si affermi che si pone in pericolo la libertà di stampa".

A dirlo oggi nella sua relazione annuale al Parlamento è il presidente dell'Autorità garante per la privacy, Francesco Pizzetti, aggiungendo però che la preoccupazione in questo senso presenta "un qualche eccesso", visto che la norma condiziona solo "la pubblicazione dei testi delle intercettazioni".

Nel ddl -- che sarà discusso alla Camera a partire dal prossimo 29 luglio e che finora è stato molto contestato dall'opposizione e dai media -- "si pongono limiti specifici alla pubblicabilità delle intercettazioni, non perché contenute in atti giudiziari, che come tali possono essere diffusi per riassunto, ma in quanto dati raccolti con lo strumento delle intercettazioni".

Secondo Pizzetti, si punta "non alla tutela in concreto e rispetto a casi specifici (della riservatezza), quanto piuttosto a una difesa anticipata, disposta in via generale ed astratta, nei confronti di qualunque dato raccolto, nel presupposto che, in ragione della natura dello strumento di indagine usato, debba sempre prevalere la tutela di questi dati perché raccolti nell'ambito di conversazioni tra persone".

Il Garante l'ha definita "una scelta impegnativa" che "sposta il cursore tutto a favore dei limiti della conoscibilità e quindi della riservatezza".

Pizzetti ha parlato anche della "la preoccupazione per le sanzioni previste per gli editori", che "comportano necessariamente un loro maggiore intervento rispetto alla pubblicazione delle notizie".

Ciò "costituisce una discontinuità significativa" rispetto ad altri Paesi di grande tradizione democratica, che pure concepiscono la libertà di stampa "come un diritto e un dovere degli editori non meno che dei direttori e dei giornalisti".

"L'Italia, infatti con la legge sulla stampa approvata in diretta attuazione della Costituzione, ha consapevolmente distinto la responsabilità e il ruolo dell'editore da quello del direttore, mettendo i direttori al riparo da ogni condizionamento diretto da parte dell'editore, anche in ragione del fatto che questi, nel nostro Paese, ben raramente sono editori puri", ha aggiunto.

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<p>Una serie di monitori in un centro di sorveglianza. REUTERS/David Moir</p>