8 febbraio 2010 / 10:45 / 8 anni fa

Ciancimino: Forza Italia frutto trattativa Stato-mafia

<p>Manifesti di Forza Italia nella sede romana del partito. Foto del 2006.Tony Gentile</p>

PALERMO (Reuters) - Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco di Palermo Vito, ha detto oggi, deponendo come testimone al processo per favoreggiamento a carico dell'ex comandante del Ros Mario Mori, che suo padre gli disse che Forza Italia era frutto di una trattativa con Cosa Nostra.

"Mio padre mi disse che Forza Italia era nata in seguito alla cosiddetta trattativa tra Stato e Mafia", ha detto Ciancimino nell'aula bunker, rispondendo ad una domanda su un "pizzino", depositato agli atti del processo, e che a suo dire sarebbe stato scritto dal boss Bernardo Provenzano a Vito Ciancimino e indirizzato a Silvio Berlusconi e al senatore del Pdl Marcello Dell'Utri.

"Non vorrei che vi fosse un tentativo di delegittimare l'azione di un governo che contrasta la mafia", è stato il commento del ministro della Giustizia Angelino Alfano.

"Conosco la storia di Forza Italia per poter dire che mai e poi mai abbiamo avuto la sensazione che questa grande storia di partecipazione democratica possa avere collegamenti con la mafia", ha aggiunto il ministro, parlando coi cronisti a margine di un convegno a Roma.

Le dichiarazioni di Ciancimino sono, secondo l'avvocato del premier Nicolò Ghedini, "destituite di ogni fondamento", "totalmente inverosimili e prive di ogni dignità logica".

"Spiace che qualcuno possa dare anche un minimo credito a prospettazioni che la storia di Forza Italia e del Presidente Berlusconi hanno dimostrato concretamente e con atti di governo essere completamente inesistenti", si legge in una nota.

CIANCIMINO: MIO PADRE SCRISSE A DELL'UTRI E BERLUSCONI

Nel "pizzino", Provenzano avrebbe fatto riferimento a una intimidazione nei confronti del figlio di Berlusconi: "Intendo portare il mio contributo -- è scritto nel "pizzino" -- che non sarà di poco conto perché questo triste evento non si verifichi. Sono convinto che Berlusconi potrà mettere a disposizione le sue reti televisive".

"Mio padre -- ha detto oggi Massimo -- mi raccontò che questo biglietto, assieme all'immunità di cui aveva goduto Provenzano e alla mancata perquisizione del covo di Riina dopo il suo arresto, erano il frutto di un'unica trattativa con lo Stato che andava avanti da anni".

"Con questo messaggio -- ha continuato -- Provenzano voleva richiamare il partito di Forza Italia, nato grazie alla trattativa, a tornare sui suoi passi e a non scordarsi che lo stesso Berlusconi era frutto dell'accordo".

Nel corso dell'udienza, Ciancimino ha poi consegnato una lettera manoscritta che suo padre Vito scrisse a Dell'Utri e "a Berlusconi per conoscenza", una rielaborazione del "pizzino", che il tribunale ha acconsentito ad acquisire agli atti. La difesa di Mori non si è opposta.

Nella lettera, Vito scrisse che "se passa molto tempo e ancora non sarò indiziato del reato di ingiuria, sarò costretto a uscire dal mio riserbo che dura da anni". Un passaggio che, secondo Massimo, era una sorta di "minaccia" a Berlusconi, con cui Vito Ciancimino lo avvertiva che avrebbe potuto raccontare quanto sapeva sulla nascita di Forza Italia.

Il figlio dell'ex sindaco mafioso ha parlato anche dell'intenzione del padre di riferire informazioni ad Antonio Di Pietro, quando era ancora magistrato. Intenzione che però resto tale, anche per l'intervento di un ufficiale dei carabinieri già indicato come uno dei protagonisti della trattativa con la mafia.

"Mio padre riteneva che sarebbe stato utile parlare del sistema di gestione degli appalti di Cosa Nostra. E avrebbe voluto parlarne con Antonio Di Pietro per dirgli che Totò Riina aveva fatto il salto di qualità facendo entrare direttamente la mafia nelle società'', ha detto Ciancimino, secondo il quale il padre Vito, all'epoca dell'operazione Mani Pulite condotta dalla Procura milanese, avrebbe voluto incontrare il magistrato di punta del pool.

Secondo Ciancimino fu l'allora capitano De Donno a far desistere l'ex sindaco di Palermo.

NUOVA UDIENZA IL 2 MARZO

Finito l'interrogatorio da parte dei pm, l'udienza è stata rinviata al 2 marzo, con il controesame da parte della difesa. La Corte ha accolto la richiesta dei pubblici ministeri di ascoltare l'ex ministro della Giustizia, Claudio Martelli, e l'ex direttore degli Affari penali del ministero, Liliana Ferraro.

La settimana scorsa, nella sua deposizione Ciancimino aveva detto che Provenzano, capo indiscusso di Cosa Nostra dal 1993 -- anno dell'arresto di Riina, l'ideatore della strategia stragista mafiosa -- fino all'11 aprile 2006, giorno del suo arresto dopo 43 anni di latitanza, godeva di una sorta di "immunità" che gli consentiva di muoversi liberamente.

Il figlio dell'ex sindaco di Palermo condannato per mafia e morto nel 2002 fece clamore lo scorso anno consegnando ai magistrati palermitani un documento, il cosiddetto "papello", contenente le presunte richieste di Cosa Nostra allo Stato nell'ambito di una presunta trattativa per mettere fine alle stragi.

Ciancimino ha deposto al processo davanti al tribunale penale di Palermo, dove l'ex comandante dei Ros Mori e il colonnello dei carabinieri Mauro Obinu sono imputati per favoreggiamento per la mancata cattura di Provenzano nel 1995.

Nelle precedenti udienze il teste ha citato diversi esponenti politici, incluso Dell'Utri, sostenendo che suo padre gli aveva parlato di loro rapporti con Provenzano.

Dell'Utri ha respinto le parole di Ciancimino come una "pura invenzione".

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