"Camicie verdi": 36 rinviati a giudizio, Zaia critica giudici
ROMA (Reuters) - Il giudice per l'udienza preliminare di Verona ha rinviato a giudizio per banda armata 36 tra esponenti e militanti della Lega Nord nell'ambito di un'inchiesta sulla Guarda Nazionale Padana, le cosiddette "Camicie verdi".
Lo riferiscono oggi i media e il ministro dell'Agricoltura Luca Zaia, che ha criticato la decisione affermando che "la giustizia dovrebbe occuparsi di ben altro che di fatti accaduti in epoche ormai lontanissime".
L'inchiesta della magistratura è relativa al periodo tra il 1996 e il 1997, e all'inizio tra gli indagati risultavano anche gli attuali ministri Umberto Bossi, leader della Lega, Roberto Maroni e Roberto Calderoli, poi esclusi.
La prima udienza del processo, dicono i media, è stata fissata al primo ottobre 2010.
Secondo l'accusa, le "camicie verdi" erano un'organizzazione di carattere militare che aveva come finalità "lo scioglimento dello Stato".
"La giustizia dovrebbe occuparsi di ben altro che di fatti accaduti in epoche ormai lontanissime. In realtà, al di là del paradosso di una complessa macchina giudiziaria impegnata per decenni in materie nebulose, va registrata ancora una volta la distanza tra quanto accade e quanto si attendono i cittadini", ha commentato in un comunicato il ministro Zaia, esponente della Lega e candidato alla presidenza del Veneto dal centrodestra per le regionali di marzo.
".. non credo vi siano evidenze reali a giustificare provvedimenti che riguardano fatti che sarebbero accaduti quando in Italia circolava ancora la lira e le tecnologie oggi in uso comune erano appena agli albori. Bisogna essere capaci finalmente di guardare avanti e di aiutare il Paese a uscire da questo clima", ha concluso il ministro.
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