19 gennaio 2010 / 16:42 / 8 anni fa

Ddl processo breve, Senato vota norma salva-Berlusconi

<p>Niccol&ograve; Ghedini, avvocato del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.Paolo Bona</p>

Di Roberto Landucci

ROMA (Reuters) - L'aula del Senato ha approvato stasera tutti gli articoli del disegno di legge sul processo breve, che stabilisce l'estinzione dei processi che sforano tempi massimi di durata, e di cui può beneficiare il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Una delle ultime votazioni a Palazzo Madama ha riguardato proprio la norma transitoria, secondo cui la tagliola ai processi si applica anche a quelli in corso da due anni, relativi a reati commessi fino al 2 maggio 2006 e puniti con una pena inferiore a 10 anni di reclusione. In questa categoria rientrano anche i due processi in cui è imputato a Milano il premier.

Inoltre, tra i procedimenti in corso per cui varrebbe il colpo di spugna ci sono quelli, di primo grado, in corso da cinque anni presso la Corte dei Conti.

Domani è atteso il voto finale di Palazzo Madama, preceduto dalle dichiarazioni di voto a partire dalle 12, dopodiché il provvedimento passerà alla Camera. E' questo il primo di diversi provvedimenti annunciati da maggioranza e governo per riformare la giustizia.

I senatori del Pd, che con Udc e Idv hanno votato contro il ddl, sono intervenuti in aula ripetendo un'identica dichiarazione che definisce il processo breve come "lo scempio della giustizia italiana", mentre al termine della seduta alcuni senatori dell'Idv hanno occupato l'aula in segno di protesta.

Il ddl è stato criticato dal Csm perché presenterebbe alcuni profili di incostituzionalità e dall'Associazione nazionale magistrati, secondo cui rischia di mandare al macero centinaia di processi in corso.

Per la maggioranza il provvedimento attua il principio costituzionale della ragionevole durata del processo, mentre Berlusconi lo ha definito nei giorni scorsi una "legge ad libertatem", in risposta all'accusa che fosse "ad personam", cioè fatto per salvarlo dai suoi processi.

In mattinata il Senato aveva approvato il corpo centrale del provvedimento -- riscritto dal relatore di maggioranza Giuseppe Valentino prima dell'approdo del ddl in aula --, che indica i tempi in cui si deve celebrare il processo, scaduti i quali quest'ultimo si estingue prima di arrivare a sentenza.

I tempi variano a seconda del grado di giudizio e della gravità del reato contestato e valgono per i processi da celebrare dopo l'entrata in vigore della legge.

I processi per reati con pena inferiore a 10 anni non potranno durare più di tre anni in primo grado -- per quelli in corso l'estinzione arriva se durano da soli due anni -- due anni in appello e un anno e mezzo in Cassazione. Ma nel caso la Suprema corte sancisca l'annullamento del processo con rinvio, si prevede un anno supplementare per ogni grado del nuovo processo.

Nei processi per reati più gravi, con pene dai 10 anni in su, si allungano i tempi del primo grado di giudizio, che diventano quattro anni, mentre l'appello dovrà celebrarsi sempre in due anni e un anno e sei mesi per la Cassazione.

PRESCRIZIONE ANCHE PER RESPONSABILITA' AMMINISTRATIVA DELLE SOCIETA'

Infine, per i reati di mafia e terrorismo, la scansione si allunga: cinque anni in primo grado, tre anni in appello e due in Cassazione, con la facoltà del giudice di prorogare questi termini fino a un terzo "ove rilevi una particolare complessità del processo o vi sia un numero elevato di imputati".

Una importante novità della nuova versione del ddl riguarda l'applicazione della prescrizione processuale alla responsabilità amministrativa delle società per i reati commessi dai propri dirigenti e ai procedimenti presso la Corte dei conti. Davanti alla magistratura contabile i tempi di prescrizione sono di tre anni per il primo grado e due per l'appello -- gli anni diventano cinque per il primo grado in corso al momento dell'entrata in vigore della legge

Felice Casson, vicepresidente del gruppo del Pd al Senato, ha commentato che l'inserimento della norma sulla Corte dei conti "salva anche un ministro e un sindaco da ben cinque processi per una cifra che si aggira intorno ai 500mila euro".

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