21 dicembre 2009 / 17:55 / 8 anni fa

Napolitano: ruolo Parlamento gravemente condizionato da governo

ROMA (Reuters) - Il rapporto tra governo e Parlamento presenta da più legislature seri elementi di criticità, ma nel corso dell‘ultima il ruolo delle Camere è stato compresso al punto che la qualità della produzione legislativa è stata gravemente condizionata.

Lo ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione del discorso all‘incontro con le alte magistrature dello Stato, sottolineando come il continuo ricorso a decreti legge abbiano prodotto evidenti distorsioni nei rapporti istituzionali.

“Parto dal rapporto tra governo e Parlamento, come rapporto funzionale e come cardine dell‘equilibrio costituzionale: esso presenta non da qualche anno ma da più legislature seri elementi di criticità, e si discute se e come lo si possa ridefinire in sede di riforma della Costituzione”, ha detto Napolitano.

“E’ tuttavia un fatto innegabile che nel 2008-2009 il governo ha esercitato intensamente i suoi poteri, non ha trovato alcun impedimento, a nessun livello, a decidere e attuare tutti i provvedimenti che ha giudicato opportuni per reagire alla crisi finanziaria ed economica”, ha aggiunto.

“E’ stato invece compresso - per le modalità adottate nel corso del tempo da parte di governi rappresentativi di diversi e opposti schieramenti - l‘esercizio del ruolo del Parlamento: ruolo che si esplica non solo con la libertà di discutere, ma con la libertà di pronunciarsi attraverso il voto sulle disposizioni di legge sottoposte al suo esame e sulle relative proposte di modifica. Ed è stata nello stesso tempo gravemente condizionata e colpita la qualità della produzione legislativa”, ha sottolineato il presidente della Repubblica.

Napolitano ha evidenziato dunque come “il continuo succedersi di decreti legge (47 dall‘inizio di questa legislatura), e il loro divenire sempre più sovraccarichi ed eterogenei nel corso dell‘iter parlamentare di conversione, la pratica del ricorso, in fase conclusiva, ad abnormi accorpamenti di norme in maxi-articoli su cui apporre la fiducia, hanno continuato a produrre evidenti distorsioni negli equilibri istituzionali e nelle possibilità di ordinato funzionamento dello Stato, dell‘amministrazione chiamata ad attuare le leggi e dell‘amministrazione della giustizia”.

“Si tratta, lo ripeto, di fenomeni non nati nel 2009, ma emersi e radicatisi in un tempo ben più lungo: e che tendono a consolidarsi e aggravarsi. Tutto ciò finisce per gravare negativamente sul livello qualitativo dell‘attività legislativa e sull‘equilibrio del sistema delle fonti. Non a caso, gli studiosi si chiedono se abbia finito per instaurarsi - anche attraverso il crescente uso e la dilatazione di ordinanze d‘urgenza - un vero e proprio ‘sistema parallelo’ di produzione normativa”, conclude il Napolitano.

CLIMA AVVELENATO NON AIUTA USCITA DA CRISI

nello stesso discorso, il capo dello Stato ha anche che ‘Italia si trova di fronte a problematiche, come la disoccupazione giovanile o il debito pubblico, che richiedono il massimo della condivisione, ma purtroppo ancora non si vede un clima propizio nella vita pubblica italiana.

“Siamo dinanzi a problematiche che, come ho già in qualche occasione rilevato, richiederebbero il massimo di condivisione e di continuità nel tempo, anche al di là dell‘alternarsi delle maggioranze politiche, perché sono in giuoco impegni e interessi nazionali di lungo periodo”, ha detto Napolitano.

“Purtroppo, ancora non si vede in tal senso un clima propizio nella nostra vita pubblica, una consapevolezza comune a maggioranza e opposizione in Parlamento: che dovrebbe abbracciare egualmente l‘aspetto del funzionamento e della riforma delle istituzioni”, ha aggiunto.

“Quest‘ultimo non è un aspetto secondario, né è separabile dal confronto sui contenuti delle politiche pubbliche da portare avanti. Ora, possiamo considerare soddisfacente sotto questo profilo la situazione? Nessuno, credo, per quanto tenda a giudizi benigni, può rispondere affermativamente”.

Napolitano ritorna sulla “brutale” aggressione a Berlusconi, “un fatto assai grave, di abnorme inconsulta violenza, che ha costituito motivo non solo di profondo turbamento ma anche di possibile (ne abbiamo visto i primi segni) ripensamento collettivo”.

Quanto ai problemi, “temi obbligati” di un confronto che si proietti oltre l‘attuale crisi, che l‘Italia deve affrontare “con realismo” per rilanciare lo sviluppo nazionale ci sono per Napolitano l‘occupazione dei giovani, lo sviluppo del Mezzogiorno, il peso del debito pubblico, il rapporto deficit /Pil, una insufficiente crescita della produttività, la formazione del capitale umano, gli stimoli alla concorrenza.

Occorrerebbero dunque misure “che mirino a creare le condizioni di una crescita dell‘economia italiana più sostenuta ed equilibrata che negli ultimi 10-15 anni”.

“Tuttavia, non si esce da questa situazione solo con l‘invito a comportamenti più corretti da parte del governo o più virtuosi da parte del Parlamento e dell‘opposizione. Se ne esce in definitiva con misure di riforma, che soddisfino esigenze di tempestività delle decisioni senza sacrificare ruolo del Parlamento e qualità della legislazione”, spiega Napolitano.

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