Clinton fronteggia rabbia arabi su colonie Israele

lunedì 2 novembre 2009 15:03
 

Di Andrew Quinn e Christian Lowe

MARRAKESH, Marocco (Reuters) - Il segretario di Stato Usa Hillary Clinton ha detto oggi che Israele deve fare di più per tenere aperti i colloqui di pace con i palestinesi, rispondendo alle accuse dei paesi arabi di avere ceduto ad Israele sugli insediamenti.

Clinton, che incontra oggi i ministri degli Esteri arabi in Marocco, riceverà le lamentele degli arabi per non avere esercitato una pressione più forte in favore del congelamento delle colonie durante il suo incontro con il premier israeliano Benjamin Netanyahu la scorsa settimana.

Il segretario generale della Lega araba, Amr Moussa, pure lui in Marocco per una riunione internazionale, ha detto di temere che il tentativo del presidente Usa Barack Obama di riavviare i colloqui di pace israelo-palestinesi è destinato al fallimento proprio per la questione degli insediamenti.

"Gli israeliani hanno risposto all'appello degli Usa, dei palestinesi e del mondo arabo per fermare l'attività delle colonie esprimendo la volontà di contenere l'attività delle colonie", ha detto la Clinton ai giornalisti.

"Questa offerta è ben lontana dalla nostra preferenza, ma se realmente perseguita, costituirebbe una restrizione senza precedenti degli insediamenti e avrebbe un effetto significativo sul contenimento della loro crescita".

La Clinton ha avuto parole di elogio per il presidente palestinese Mahmoud Abbas per i "passi positivi" intrapresi in vista del negoziato, tra cui il miglioramento della sicurezza in Cisgiordania e ha detto che Israele dovrebbe ricambiare.

GLI ARABI "DELUSI"

Clinton è arrivata in Marocco per sondare i governi arabi dopo i suoi colloqui con Netanyahu a Gerusalemme, durante i quali ha sostenuto il punto di vista israeliano che l'espansione delle colonie in Cisgiordania non dovrebbe essere un ostacolo per riprendere i negoziati.   Continua...

 
<p>Una manifestazione contro gli insediamenti ebraici in territorio palestinese, nei pressi di Hebron. REUTERS/Nayef Hashlamoun</p>