6 ottobre 2009 / 15:40 / 8 anni fa

Lodo Alfano, Consulta aggiorna a domani camera consiglio

di Roberto Landucci

<p>L'aula della Corte Costituzionale dove &egrave; in corso la camera di consiglio. REUTERS/Alessandro Bianchi (ITALY POLITICS CRIME LAW)</p>

ROMA (Reuters) - I giudici della Corte costituzionale proseguiranno domani mattina l‘esame di costituzionalità del Lodo Alfano, la legge che sospende i processi penali per il premier e altre tre cariche dello Stato. Lo hanno riferito stasera fonti giudiziarie.

Questa mattina si è tenuta l‘udienza dedicata al Lodo, da cui è stato escluso l‘avvocato della procura di Milano, che chiedeva di bocciare la legge.

Concluse poco dopo le 17 le altre udienze, i giudici si sono riuniti in camera di consiglio per decidere.

L‘udienza pubblica sul Lodo si è tenuta alla presenza di tutti e 15 i giudici della Consulta, i tre legali del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e l‘avvocato dello Stato per conto della Presidenza del Consiglio.

La decisione dei giudici dovrebbe arrivare entro giovedì, oppure slittare alla settimana che inizia il 19 ottobre.

La difesa di Berlusconi si è detta fiduciosa in un verdetto favorevole al Lodo. Uno dei suoi tre avvocati ha argomentato in aula che il premier merita più dei suoi ministri uno scudo dai processi penali, perché, grazie alla legge elettorale del 2005, riceve il mandato direttamente dal popolo.

L‘attesa udienza è cominciata in salita per i sostenitori dell‘incostituzionalità della legge. I giudici hanno infatti escluso come parte del procedimento la procura della Repubblica di Milano, il cui avvocato ha dovuto lasciare l‘aula senza pronunciare la sua arringa contro il Lodo.

Amara la reazione di quest‘ultimo, Alessandro Pace, all‘uscita dal palazzo. A una domanda su quale tipo di sentenza si aspetti ora dalla Corte, ha detto: “Io la vedo più negativamente, ci sono più spiragli che venga ribaltata la sentenza del 2004”, riferendosi a quando la Consulta dichiarò incostituzionale la precedente legge sulla sospensione dai processi, il cosiddetto lodo Schifani.

Sulla stessa lunghezza d‘onda, ma con il sorriso sulle labbra, Gaetano Pecorella, uno dei legali di Berlusconi e deputato del Pdl. “Tutto è possibile, ma ho fiducia nel giudizio della Corte”, ha detto uscendo dall‘udienza.

La Consulta deve stabilire se sia costituzionale o meno la legge del Parlamento che assicura al presidente del Consiglio, al presidente della Repubblica e ai presidenti di Camera e Senato la sospensione dei processi penali per la durata del loro mandato.

In aula ha preso per primo la parola il giudice relatore Franco Gallo, che ha presentato le questioni di illegittimità avanzate dal Tribunale di Milano e dal gip di Roma -- le sedi che ospitano tre procedimenti a carico del premier.

“PREMIER MERITA PROTEZIONE, E’ NOMINATO DAL POPOLO”

I legali del premier -- Niccolò Ghedini, Pietro Longo e Pecorella -- hanno difeso il lodo Alfano, ribattendo all‘accusa rivolta alla legge di violare tre principi costituzionali: l‘uguaglianza dei cittadini davanti al procedimento penale, il “giusto processo” e il principio che una legge su figure costituzionali debba essere di rango costituzionale -- essere cioè adottata con procedura diversa dalle leggi ordinarie.

Sul primo punto si è concentrato nella sua arringa Pecorella. E’ giusto che il Lodo difenda il premier e non anche i ministri del suo governo, perché sono figure molto diverse, ha detto in aula.

Secondo l‘avvocato “la figura del presidente del Consiglio è stata modificata dalla legge elettorale del 2005, secondo cui i partiti oltre a depositare i contrassegni per le elezioni presentano un programma e dichiarano il capo della forza politica o della coalizione”.

“Il presidente del Consiglio è pertanto il solo organo costituzionale che riceve una investitura dalla volontà popolare e questo lo distingue dagli altri ministri”, ha detto Pecorella.

L‘avvocato Longo ha ribattuto alle accuse sul “giusto processo”, sostenendo che il presidente del Consiglio, visto la complessità dei suoi compiti, non è in grado di organizzare efficacemente la propria difesa di imputato.

“Non è possibile vestire contemporaneamente la veste di imputato e di alta carica dello Stato”, ha detto Longo, secondo cui “non si potrà mai avere un giusto processo, se si privilegia la dimensione temporale al diritto inviolabile della difesa”.

I detrattori della legge avevano detto che la sospensione dei processi per il premier e gli altri tre rischia di allungare troppo i procedimenti, ostacolando il raggiungimento della verità giudiziaria.

Sul punto del rango della legge, i legali hanno ricordato che la sentenza della Consulta del 2004 dichiarò incostituzionale il Lodo Schifani non perché era stato adottato con legge ordinaria, bensì per altri vizi che la legge attuale avrebbe sanato.

Tra le possibili soluzioni che potrebbe adottare ora la Consulta c’è il no ai ricorsi e quindi l‘ok al Lodo Alfano così com’è, l‘accettazione parziale con la dichiarazione di parziale incostituzionalità del Lodo, le cui parti non approvate dalla Consulta potrebbero essere modificate con un nuovo disegno di legge, e la bocciatura integrale della legge, come avvenuto per il precedente Lodo Schifani.

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