Sud, Napolitano: no a autoindulgenza e bestemmie separatiste
ROMA (Reuters) - No alle "bestemmie separatiste" e all'autoindulgenza dei meridionali. E' il messaggio lanciato oggi dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha sottolineato come sia necessario riportare la questione meridionale in primo piano.
"Lasciate che lo dica da meridionale e da convinto meridionalista: non possiamo permetterci alcuna autoindulgenza, non possiamo nascondere le inefficienze e distorsioni dietro la denuncia delle responsabilità altrui e dello Stato e dei governi", ha detto il capo dello Stato a Rionero in Vulture, a conclusione di una visita in Basilicata.
"Le celebrazioni del centocinquantenario hanno senso perché l'Italia ha bisogno di più unità, di nuova e più forte coscienza unitaria", ha precisato il presidente, aggiungendo che "essenziale sarà uno scatto di volontà, di senso morale e di consapevolezza civile da cui emergano nel Mezzogiorno nuove forze idonee a meglio affrontare la prova dell'autogoverno e della partecipazione al governo del paese".
"C'è materia, credo, per un esame di coscienza che unisca gli italiani nel celebrare il momento fondativo del loro Stato nazionale", ha aggiunto, mettendo in guardia dalle "bestemmie separatiste".
In precedenza, in un intervento a Palazzo Lanfranchi di Matera, Napolitano ha detto che "occorre riportare in primo piano, al posto che le spetta, la questione meridionale".
"Occorre una comune consapevolezza dell'unità e dell'indivisibilità della nazione italiana, la coscienza che in un mondo che cambia l'Italia potrà avere il posto che le spetta solo se rafforzerà la propria unità".
Sul tema delle celebrazioni del 2011, per il 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia, ad agosto c'era stato uno scambio epistolare fra Napolitano e il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, con il primo che sollecitava il governo a non perdere tempo.
Ieri, commentando il disastro provocato da un nubifragio nel Messinese in cui hanno perso la vita almeno 20 persone, Napolitano ha chiesto maggiori investimenti per garantire la sicurezza anziché "opere faraoniche".
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