Immigrati, Fini: da Libia risposta inadeguata e miope
ROMA (Reuters) - Il rifiuto della Libia alla proposta di creare una commissione parlamentare mista italo-libica per verificare il rispetto dei diritti umani e dei rifugiati nei centri per immigrati creati dal governo di Tripoli è "inadeguata, deludente e politicamente miope".
Lo ha detto oggi il presidente della Camera Gianfranco Fini ai giornalisti, commentando la risposta del suo omologo libico a un invito che gli aveva rivolto lo stesso Fini.
Dopo il viaggio del leader libico Muammar Gheddafi a Roma il mese scorso, Fini ha detto di avere scritto una lettera al presidente del Congresso generale del popolo della Grande Jamahiriya avanzando l'idea di questa commissione, che avrebbe avuto il compito di "verificare il rispetto dei diritti umani e delle garanzie dei richiedenti asilo nei centi di raccolta per immigrati".
Dall'inizio di maggio il governo italiano ha cominciato a respingere gli immigrati che cercavano di arrivare in Italia via mare dal Nordafrica, riportandoli in Libia da dove si presume fossero partiti, in forza di un accordo tra i due paesi. L'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati, che ha fortemente criticato questa misura, stima che siano stati respinte almeno 900 persone.
Nella maggioranza di governo è stata soprattutto la Lega Nord ad esultare per i respingimenti, mentre i critici hanno osservato che la Libia non fornisce garanzie circa il rispetto dei diritti fondamentali delle persone.
Fini ha letto ai giornalisti l'asserita risposta del suo omologo libico, che respingeva la proposta, in quanto nei centri di raccolta libici non ci sarebbero rifugiati politici e sui diritti umani Tripoli non ha lezioni da prendere da nessuno, mentre la gestione degli immigrati rimane una questione interna della Libia.
"Credo che definire inadeguata, deludente e politicamente miope questa risposta sia un dato di fatto", ha commentato Fini. "Nei rapporti tra i nostri paesi è doveroso porre in cima il rispetto dei diritti umani e dei diritti dei rifugiati".
Sul fronte economico le relazioni italo-libiche hanno ricevuto un nuovo impulso dopo la firma di un trattato tra i due paesi per mettere fine ai contenziosi post-coloniali e la visita di Gheddafi a Roma. Tripoli intende investire quasi 12 miliardi di euro per attrarre capitali esteri e la priorità sarà assegnata alle imprese italiane alle quali sarà destinata una zona franca dove operare a condizioni agevolate.
Inoltre, la Libia ha detto che sta valutando investimenti in Enel, Telecom Italia e Impregilo, insieme a joint venture con aziende italiane per progetti in Libia.
L'unico strappo istituzionale avvenuto durante la visita di Gheddafi in Italia l'ha compiuto proprio Fini, annullando il previsto incontro con il leader libico, dopo che il colonnello aveva ritardato per oltre due ore "senza fornire alcuna giustificazione".
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