SCHEDA - Sicurezza: dai clandestini alle ronde, i punti del ddl

giovedì 2 luglio 2009 13:32
 

ROMA (Reuters) - Il reato di immigrazione clandestina, la stretta sul 41bis per i mafiosi, le ronde nelle città e tempi duri per i graffitari. Questo, e molto altro ancora, nel disegno di legge sulla "sicurezza" varato all'indomani della vittoria elettorale del centrodestra nel 2008, rimasticato per quasi un anno dal Parlamento e ora divenuto legge.

Il disegno di legge, dopo le prove di scarsa compattezza della maggioranza sia al Senato che alla Camera, è stato ricomposto dal governo in tre maxi-articoli: immigrazione, criminalità organizzata e sicurezza pubblica.

IMMIGRATI "PIU' CLANDESTINI" CON RISCHIO DENUNCIA

Il caposaldo della nuova normativa è il reato di ingresso in Italia senza permesso di soggiorno, punito con l'ammenda da 5.000 a 10.000 euro. La norma, più che convincere gli irregolari a non restare in Italia per non pagare la multa, renderà possibile denunciarli all'autorità giudiziaria.

Per loro il cerchio si fa più stretto. Gli stranieri dovranno esibire il permesso di soggiorno per "gli atti di stato civile o l'accesso a pubblici servizi", sia pure con due eccezioni: l'iscrizione dei figli alla scuola dell'obbligo e l'accesso alle prestazioni sanitarie.

L'opposizione di centrosinistra e la chiesa cattolica sottolineano pesanti effetti: le madri irregolari non potranno iscrivere i figli all'anagrafe e quelle senza passaporto non potranno neanche riconoscerli, rendendoli adottabili. Inoltre, i clandestini saranno sempre a rischio di denuncia da parte di medici e presidi, anche se questi non sono tenuti a verificare la regolarità dei documenti.

Il governo risponde che la precedente legge Bossi-Fini prevede un permesso di soggiorno temporaneo per le donne che aspettano un bambino e ribadisce che il contrasto all'immigrazione clandestina richiede, per essere efficace, più severità, mitigata soltanto nel caso di salute e scuola.

SEI MESI NEI CENTRI DI IDENTIFICAZIONE ED ESPULSIONE (CIE)

La durata massima della detenzione dei clandestini nei Cie viene portata da due a sei mesi. Questa norma è stata bocciata con voto segreto sia al Senato che alla Camera quando era contenuta in un decreto legge e Maroni ha ottenuto dal premier Silvio Berlusconi di riproporla nel ddl e sottoporla a voto di fiducia. Secondo il Viminale sei mesi sono il minimo necessario per ottenere il via libera a rimpatriare gli immigrati nei paesi d'origine.  Continua...

 
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