20 luglio 2017 / 12:01 / un mese fa

"Mafia Capitale", condanne pesanti ma cade accusa associazione mafiosa

Vigili sulla piazza del Campidoglio.Stefano Rellandini

ROMA (Reuters) - A Roma, per anni, ha operato un'organizzazione che pilotava appalti pubblici in favore di un gruppo di imprenditori e cooperative, ma non si trattava di un'associazione mafiosa.

È il risultato a cui sono giunti oggi, dopo quasi due anni di processo a "Mafia Capitale", i giudici di primo grado, che hanno condannato i capi del gruppo, l'estremista di destra Massimo Carminati e il capo delle cooperative sociali Salvatore Buzzi, rispettivamente a 20 e 19 anni di carcere.

Caduta invece l'accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso e anche l'aggravante di aver agito con metodo mafioso.

La lettura della sentenza in diretta tv dall'aula bunker del carcere di Rebibbia è durata oltre mezz'ora, e si è conclusa con la condanna di 43 imputati su 46.

Oltre a Carminati e Buzzi (per i quali la Procura aveva chiesto 28 e 26 anni), sono stati condannati ex esponenti politici di destra e sinistra, ex amministratori pubblici e funzionari, imprenditori e pregiudicati per attività criminali.

Tra loro, l'ex consigliere regionale Pdl Luca Gramazio (11 anni); l'ex amministratore delegato di Ama Franco Panzironi (10 anni); l'ex presidente del consiglio comunale di Roma Mirko Coratti, del Pd (6 anni); il braccio destro di Carminati, Riccardo Brugia (11 anni).

È stato invece assolto, insieme ad altre due persone, un altro ex amministratore delegato di Ama, Giovanni Fiscon.

Nonostante la condanna del suo assistito a 20 anni di carcere, più due anni da impiegare in lavori socialmente utili, l'avvocata Ippolita Naso, che fa parte del collegio difensivo di Carminati, dopo la lettura della sentenza sembrava sollevata: "I giudici hanno certificato che Mafia Capitale non esiste, è caduta l'accusa di mafia e anche l'aggravante di metodo mafioso. Tutto ciò che era associato alla mafia è venuto meno", ha detto in diretta tv.

"Aspettiamo di leggere le motivazioni per sapere perché a Roma non ci sia l'associazione di stampo mafioso... sicuramente però è stato riconosciuto che era in atto un'associazione a delinquere finalizzata all'appropriazione sistematica di denaro pubblico, e questo non è poco", ha detto a Reuters Stefano Maccioni, avvocato di parte civile che rappresentava l'associazione Cittadinanzattiva.

"Le pene sono certamente esemplari. E l'impianto complessivo ha retto, ci sono solo tre assoluzioni".

"Leggeremo le motivazioni e poi valuteremo", ha detto una fonte della Procura, alla domanda se i pm faranno appello contro la sentenza. "Ci sono aspetti positivi e negativi. Sono state comminate sanzioni molto gravi agli imputati, è stata riconosciuta la gravità di alcuni reati, sono state accettate le richieste di confisca di somme derivate dalla corruzione".

I giudici hanno 90 giorni per emettere le motivazioni della decisione di oggi.

I DUBBI SULLA MAFIA

Fin dalla prima ondata di arresti, nel dicembre del 2014 (a cui seguì poi una seconda tranche nel giugno 2015), alcuni osservatori avevano espresso perplessità sull'accusa di mafia avanzata dalla Procura, guidata da Giuseppe Pignatone, un veterano delle inchieste sulla 'ndrangheta in Calabria.

Secondo il magistrato, Mafia Capitale non aveva legami con organizzazioni come Cosa Nostra, ma l'attività più importante dell'organizzazione era quella di fare affari con imprenditori e influenzare le scelte di amministratori e manager - con pressioni e promesse, ma anche con minacce e col metodo mafioso - per arrivare alla concessione di appalti pubblici, attraverso la corruzione, a società "amiche".

Nel frattempo l'inchiesta, che prosegue, ha già prodotto la condanna di un'altra quindicina di persone in processi stralcio (tra cui quella di un ex assessore Pd del Comune di Roma) e a ottobre ci sarà l'udienza preliminare per un altro procedimento collegato.

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