8 agosto 2016 / 13:32 / un anno fa

Industria, in 2015 bene gruppi privati, non i pubblici - R&S Mediobanca

MILANO, 8 agosto (Reuters) - Privato è redditizio, pubblico molto meno. E' la sintesi che emerge dal rapporto R&S, relativo al 2015, di Mediobanca sui 41 grandi gruppi industriali italiani quotati.

L'anno scorso, infatti, la forbice tra aziende pubbliche e private si è allargata, sia in termini di fatturato, sia, ancor di più, guardando alla redditività.

Va ricordato che le imprese a controllo pubblico scontano una concentrazione crescente nel settore energetico, penalizzato dall'andamento del prezzo del petrolio e dalla crisi dei consumi.

Ma anche guardando alla manifattura, che complessivamente ha registrato discrete performance nel 2015, il pubblico arranca, mentre il privato veleggia, cavalcando le onde dell'export.

Insomma, il rapporto di Mediobanca R&S è un inno alle privatizzazioni. Se non fosse per un dato: le aziende pubbliche rappresentano preziosissime 'cash cow' per l'azionista di riferimento che fa il pieno di dividendi.

Andando ai numeri, nel 2015 il fatturato dell'industria ha perso l'1,1%, rispetto all'anno precedente; al netto delle dismissioni pubbliche, in particolare il passaggo di Saipem da Eni a Cdp (che Mediobanca R&S classifica come banca e, quindi, esclude da questa indagine), la flessione del fatturato sale al 5%.

Catastrofica la performance dell'industria pubblica: -16,1%, che diventa -9,7% senza le dismissioni. Viceversa, il settore privato ha visto il fatturato crescere del 7,5% (+7,9% il confronto omogeneo).

Analizzando le singole società, benissimo Moncler (+26,8%), Brembo (+16,2%), Luxottica (+15,5%), Exor (+13,5%) e Salini Impregilio (+11,1%). In coda si trovano Eni (-27,3%) ed Edison (-6,8%).

In termini di redditività, il privato ha quasi doppiato il pubblico: 12,4% contro 6,8%. La generazione di ricchezza del comparto pubblico è appena positiva(0,6% del capitale investito), mentre la manifatturara privata vede un rapporto del 4,2%.

I campioni della reddività, combinando roi e roe, sono Moncler, Ferragamo, Brembo, Recordati, De' Longhi, Luxottica, Tod's e Prysmian. Nella graduatoria occupano le ultime posizioni Eni e Fincantieri , quest'ultima sintomo che il pubblico non paga dazio unicamente alla crisi del settore energetico, ma anche ad altri fattori.

Sulle aziende pubbliche pesa le elevate cedole versate agli azionisti: dal 2011 al 2015 hanno pagato dividendi per 12,8 miliardi, contro 6,9 miliardi riscossi dai privati. Il record delle cedole spetta ad Eni: 5,6 miliardi. Il dividend yield medio tra il 2011 e il 2015 vede nuovamente trionfare le società pubbliche: Iren e Snam 6,5%, Eni 6,4%, Terna 6,2%, Hera 6% e Acea 5,7%.

Guardando al rapporto tra debiti finanziari e capitali e a quello tra obbligazioni e debiti finanziari spicca la capacità di Luxottica e Campari di disintermediare quasi totalmente le banche: il 99% dei capitali viene raccolto sui mercati. Alta la percentuale di ricorso all'emissione di bond da parte dei gruppi pubblici.

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