Enti locali, da partecipate 2,1 mld utili in 2010-14, in rosso i trasporti -R&S

giovedì 21 luglio 2016 15:30
 

MILANO, 21 luglio (Reuters) - Nel periodo 2010-2014 le 86 società partecipate da 115 enti locali (comuni, province e regioni), comprensive anche delle sei quotate - A2A, Acea, Hera, Iren, Acsm-Agam e Ferrovie Nord - hanno generato utili comulati per 2,1 miliardi di euro, nonostante la perdita di 1,5 miliardi registrata dalle società di trasporto pubblico locale e le perdite di 200 milioni in altri settori, come le società che gestiscono i casinò di Valle d'Aosta e Venezia o Expo 2015 in liquidazione.

E' quanto emerge da uno studio R&S Mediobanca dedicato alle principali società partecipate dai maggiori enti locali nel periodo 2010-2014.

I ricavi sviluppati da queste aziende nel 2014 sono stati pari a 32,3 miliardi, in teoria il quarto gruppo industriale italiano alle spalle di Exor, Eni ed Enel , con i settori dei rifiuti, dell'acqua e delle autostrade in maggiore crescita.

Il tallone d'Achille è sempre il trasporto pubblico che peraltro zavorra il Lazio dove si registra un rosso record (-524 milioni, di cui solo Atac -1.005 milioni), seguito dalla Campania (-466 milioni e solo L'ente autonomo Volturno con -369 milioni). Le aree più virtuose sono l'Emilia Romagna, grazie agli utili di Hera, e il Trentino Alto Adige, trainata da Autobrennero.

L'indebitamento complessivo di queste aziende, sempre nel 2014, è stato pari a 39,4 miliardi (il 48% del debito degli Enti locali). Inoltre, nei cinque anni presi in esame dallo studio, il trasporto pubblico locale ha assorbito risorse pubbliche per 17,6 miliardi e, solo nel 2014, il trasporto e l'igiene urbana sono costati alla collettività ben 5 miliardi di somme ricevute dagli azionisti pubblici per rimettere a posto i bilanci.

Se si dà uno sguardo al portafoglio delle partecipate, il valore è pari a 14,8 miliardi (di cui 5,6 miliardi in valore di Borsa) e i comuni più ricchi sono Milano, Roma, Brescia e Torino che sono anche le sedi delle principali utility quotate a Piazza Affari. Ipotizzando che gli Enti locali vendessero queste partecipazioni e investissero i proventi in titoli pubblici a un tasso corrente (Rendistato 0,9%) riceverebbero proventi annui lordi per circa 130 milioni, a fronte di dividendi percepiti nel 2015 di 560 milioni oppure, nel caso di rimborso del debito, avrebbero minori interessi passivi annui per 560 milioni.

Sfiorano i 2.000 e, per la precisione, sono 1.914 i nominati (dati primo semestre 2015) nei Cda delle utility partecipate -escluse le società quotate -, di cui 869 in posizioni apicali (presidente, vicepresidente, AD e commissario straordinario), con la parte del leone che la fanno i Comuni rispetto a Regioni e Province. Colpisce il dato sul monte dei compensi 2014-2015, pari a 33,5 milioni con il 77,2% (25,9 milioni) riferibile agli apicali. Va sottolineato, tuttavia, che gli enti locali nei cinque anni presi in esame hanno ridotto le proprie nomine del 35% e i compensi medi dell'8%.

Infine, se si guarda al rapporto compensi medi e Pil pro capite regionale, emerge che un AD o presidente arriva a guadagnare 2,7 volte in più a Salerno e 2,5 volte a Bari; mentre i compensi medi delle cariche apicali delle partecipate delle Province vedono in testa Reggio Calabria con 3,1 volte il Pil pro capite regionale, seguita da Caserta, Taranto e Bari. Quanto alle controllate regionali, i compensi medi sono maggiori in Basilicata e Puglia, seguiti da Lazio e Sardegna.

(Giancarlo Navach)   Continua...