14 giugno 2016 / 15:22 / un anno fa

PUNTO 2-Pensioni, Nannicini: uscita anticipata con prestito da restituire in 20 anni

* Costo Ape 1 mld anno sostenibile per conti pubblici

* Camusso: positivo che non si parli di penalizzazioni (Aggiunge dichiarazioni Nannicini, Poletti, sindacati)

di Francesca Piscioneri e Alberto Sisto

ROMA, 14 giugno (Reuters) - Secondo incontro tra governo e sindacati alla ricerca di una intesa sui temi del Welfare, lavoro e pensioni, in vista della Finanziaria d'autunno.

Se la prima riunione è servita a svelenire il clima teso che ha caratterizzato per due anni i rapporti tra Cgil, Cisl e Uil e l'esecutivo targato Matteo Renzi, nell'incontro di oggi il governo -- rappresentato dal ministro del Welfare Giuliano Poletti e dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Tommaso Nannicini -- ha illustrato le proposte sulla flessibilità in uscita dal lavoro, il cosiddetto Ape (anticipo pensionistico).

A parlare Nannicini, estensore del progetto a capo della cabina di regia a Palazzo Chigi in materia economica.

Il professore della Bocconi ha confermato l'intenzione di consentire un anticipo finanziario della pensione netta per gli anni che mancano alla vecchiaia (oggi a 66,7 anni) con il pagamento di una rata di ammortamento di 20 anni, con la copertura assicurativa ed una detrazione fiscale sulla parte del capitale anticipato per alcuni soggetti più deboli.

"Non c'è nessuna penalizzazione ma solo una rata di ammortamento di 20 anni, che è una penalizzazione implicita, con copertura assicurativa, e una detrazione fiscale modulata rispetto a chi è più o meno meritevole di tutela", ha precisato Nannicini durante la conferenza stampa al termine di quattro ore di incontro.

I sindacati parlano di "novità positiva" perché non ci saranno penalizzazioni da sovrapporre alle rate di ammortamento ma, ha precisato la leader della Cgil Susanna Camusso, "è troppo poco" rispetto a una revisione della riforma Fornero che il governo non ha intenzione di attuare.

In sostanza, lo Stato dovrebbe coprire i costi della anticipazione per categorie disagiate come i disoccupati o i lavoratori impiegati in attività usuranti attraverso detrazioni fiscali, mentre per chi deciderà di uscire prima per sua volontà la penalizzazione potrebbe arrivare anche al 15%, ha detto Nannicini. La copertura spetterà invece alle aziende nel caso in cui ci saranno pensionamenti anticipati per ristrutturazioni.

Il costo dell'operazione è stimato intorno a 1 miliardo l'anno a fronte dei 10 miliardi di una flessibilità interamente a carico dello Stato e impraticabile per questioni di bilancio pubblico.

Renzi dovrà infatti convincere Bruxelles che l'operazione non sconquasserà i conti pubblici considerando che, nonostante la riforma Fornero, la spesa previdenziale italiana viaggia intorno al 16% del Pil e che la Commissione Ue la stima ancora nel 2020 al 15,5%, la seconda più alta dell'area euro dopo la Grecia.

"Il coinvolgimento degli istituti finanziari, delle banche e delle assicurazioni non viene fatto per una questione ideologica ma nasce esclusivamente dal rispetto dei vincoli di bilancio, visto che è di 10 miliardi la stima dei costi previsti per la flessibilità in uscita", avrebbe detto Nannicini durante la riunione secondo una fonte.

Il piano sarà introdotto in via sperimentale dal 2017 per tre anni per i nati tra il 1951 e il 1955, i più penalizzati dalla riforma Fornero che ha alzato bruscamente l'uscita dal lavoro, e poi reso eventualmente strutturale se sostenibile.

All'Inps spetterà il ruolo di "front-office" dell'anticipo pensionistico, farà da tramite tra gli enti finanziari che erogheranno l'anticipo netto della pensione e i lavoratori.

Poletti ha detto che si sta valutando la possibilità per i lavoratori di usare anche la previdenza complementare per ridurre l'ammontare del prestito. "Stiamo studiando apporti vari con il massimo di libertà per il cittadino", ha detto in conferenza stampa.

Il prossimo incontro sulla previdenza è stato fissato per il 23 giugno.

Fuori dal ministero, l'Unione Sindacale di Base (Usb) ha dato vita a un sit-in di protesta chiedendo la cancellazione della riforma Fornero. L'Usb ha proclamato uno sciopero generale il 23 settembre prossimo.

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