1 marzo 2016 / 18:28 / tra 2 anni

PUNTO 1-Telecom Italia, Vivendi aumenta partecipazione al 23,8% - filing Sec

(Riscrive aggiungendo contesto)

MILANO, 1 marzo (Reuters) - Il gruppo media francese Vivendi , primo azionista di Telecom Italia si sta avvicinando a grandi passi alla soglia del 25%, oltre la quale scatta un‘Opa obbligatoria, blindando di fatto il controllo del gruppo.

Il gruppo francese in questo modo ottiene il doppio obiettivo di rafforzare la sua posizione in Telecom, peraltro già dominante e di ridurre i valori di carico.

Oggi Vivendi ha aumentato la quota nel capitale ordinario di Telecom Italia al 23,8%, dice un filing alla Sec, rispetto al 22,8% precedente. Tra il 22 e il 29 febbraio, ha acquistato sul mercato 135 milioni di azioni ordinarie, aggiunge il filing.

A ottobre dello scorso anno la sua quota era pari al 19,9% e le azioni avevano un prezzo medio di 1,14 euro.

Ha poi arrotondato al 20,5% in vista dell‘assemblea di dicembre ed è salito successivamente, con acquisti dal 16 al 30 dicembre, al 21,39%.

La riduzione dei prezzi di carico è avvenuta a febbraio a valori inferiori a un euro, intorno a 80-90 cent per azione.

Vivendi ha dimostrato, all‘appuntamento di dicembre 2015 per la nomina di suoi quattro rappresentanti in consiglio, di riuscire a controllare l‘assemblea, grazie al consenso più o meno esplicito dei grandi fondi internazionali e nonostante il parere contrario dei proxy advisers.

Alcuni fondi, come JP Morgan e Fidelity si sono presentati con partecipazioni contenute, altri, come Edmond de Rothschild, Metropole, Vanguard, Jericho Capital e Invesco Funds si sono schierati apertamente a favore del gruppo francese.

E’ rimasto invece alla finestra il secondo socio potenziale di Telecom; il fondatore di Iliad, Xavier Niel, che ha posizioni in derivati pari a circa il 15%.

Ad oggi non ci sono comunicazioni sul fatto che Niel abbia deciso di trasformare i suoi derivati in azioni.

Sulla partecipazione di Vivendi pesa comunque la possibile diluizione della quota che potrebbe essere causata dalla conversione delle azioni di risparmio, bocciata all‘assemblea di dicembre per l‘opposizione di Vivendi.

I francesi hanno detto chiaramente che non c‘erano le condizioni. Considerando che lo spread tra i prezzi di mercato tra le due categorie di azioni, che è un parametro decisivo per il rapporto di conversione, è più o meno lo stesso dell‘annuncio della precedente operazione, si può immaginare che, almeno a breve, una mossa del genere sia improbabile.

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