24 febbraio 2016 / 15:06 / tra 2 anni

Istat, per aziende nuove assunzioni grazie soprattutto a sgravi

ROMA, 24 febbraio (Reuters) - Nel 2015, l‘assunzione di nuovo personale da parte delle aziende manifatturiere e dei servizi, che in Italia sono la maggior parte, è stata trainata prevalentemente dagli esoneri contributivi previsti nella legge di Stabilità e meno dal nuovo contratto a tutele crescenti introdotto con il Jobs act.

È il risultato di una indagine qualitativa contenuta nel “Rapporto sulla competitività dei settori produttivi” di Istat presentato stamani.

Un trend simile è stato tracciato anche dall‘ultima pubblicazione Inps sui nuovi contratti.

“Per la metà delle imprese manifatturiere che hanno aumentato l‘occupazione tra gennaio e novembre 2015 gli esoneri contributivi hanno svolto un ruolo fondamentale per la crescita dei posti di lavoro. Nei servizi, la quota di imprese che hanno ritenuto tale novità normativa ‘molto’ o ‘abbastanza’ rilevante è pari al 61%”, si legge.

“Il nuovo contratto a tutele crescenti sembra invece aver esercitato un ruolo meno rilevante, ma pur sempre positivo: il 35% delle imprese manifatturiere lo ha giudicato molto o abbastanza importante, contro il 49,5% delle imprese dei servizi”.

Nella manifattura, tra i fattori indicati più frequentemente come ostacolo alle assunzioni si segnalano “l‘incertezza sulle prospettive di domanda (circa il 39% delle imprese), seguita dalla percezione di un costo del lavoro eccessivo (33%). Quest‘ultimo fattore rappresenta l‘ostacolo più diffuso al reclutamento di nuovo personale anche per le imprese dei servizi (31,3%)”, spiega ancora l‘indagine.

Intervenendo al seminario, il neo sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Tommaso Nannicini, ha detto che il governo non aveva l‘ambizione di creare posti di lavoro cambiando le regole ma di stabilizzare il percorso lavorativo delle persone favorendo i contratti stabili.

“Lo stock [di occupazione] si muove lentamente ma la composizione mostra una chiara inversione di tendenza”, ha detto il professore della Bocconi citando l‘ultimo report Istat secondo cui (dati grezzi) nel 2015 le nuove assunzioni a termine sono state 85.000 a fronte di 214.000 stabili.

Nannicini ha spiegato che decontribuzione e contratto a tutele crescenti (senza la protezione dell‘articolo 18) “sono complementari” ma la prima misura è di carattere congiunturale e in futuro dovrà essere sostituita da un intervento che agisca in via strutturale sulla riduzione del costo del lavoro.

Come ha ricordato il presidente dei giovani di Confindustria, Marco Gay, in Italia il costo del lavoro è del 16% più alto rispetto alla media Ocse.

Lo sgravio contributivo per i nuovi assunti in via stabile valeva 36 mesi nel 2015, 24 mesi nel 2016 e, se rifinanziato, durerà 12 mesi per gli assunti nel 2017. Anche l‘importo è sceso da circa 8.000 euro per lavoratore il primo anno a poco più di 3.000 euro per quest‘anno.

Esauritasi questa misura, una possibilità, per rispondere alla “sfida” di tagliare il costo del lavoro, ha detto Nannicini, potrebbe essere quella di scaricare la riduzione del cuneo contributivo in parte sulla fiscalità e in parte sulla previdenza complementare, che dovrebbe avere rendimenti più elevati del primo pilastro. L‘obiettivo, ha concluso il sottosegretario, è che “le pensioni delle giovani generazioni non si riducano”.

(Francesca Piscioneri)

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