19 febbraio 2016 / 11:56 / tra 2 anni

ECONOMICA-Italia in campo contro ipotesi nuovo regime titoli Stato

di Luca Trogni

MILANO, 19 febbraio (Reuters) - Meglio giocare d‘anticipo.

La Commissione europea sta valutando la possibilità di rivedere le regole attuali sull‘esposizione delle banche nei confronti del debito dei Paesi di appartenenza per ridurre i rischi che conti pubblici non in equilibrio possono porre al sistema finanziario nazionale.

La Germania vuole che i titoli di Stato non siano più considerati neutri e ha collegato questo tema a quello, pure sul tavolo di Bruxelles, di una garanzia comune sui depositi.

Matteo Renzi, e con lui il ministro Padoan, scottati dai costi pagati dalle banche italiane sui mercati dopo l‘introduzione delle regole europee del bail-in, intervengono con toni molto decisi per dire che Roma si opporrà a qualunque tentativo di modificare il regime di trattamento dei titoli di Stato presenti nel portafoglio degli istituti di credito.

E quindi: veto a un limite al possesso; no all‘introduzione dei Btp tra gli asset delle banche di cui si pesa il rischio e che obbligano a detenere più capitale.

Il precedente delle regole sul salvataggio delle banche attraverso risorse interne è freschissimo: la nuova normativa, voluta per evitare ricadute sui contribuenti, è stata sostenuta a livello comunitario anche dall‘Italia nonostante i molti dubbi sollevati da autorevoli rappresentanti del settore sul rischio panico che puo’ scatenare l‘azzeramento di azioni e obbligazioni subordinate detenuti dai risparmiatori.

Dopo aver sperimentato il costo politico e di fiducia della risoluzione di Banca Marche, Banca Etruria, Cari Ferrara e Cari Chieti, Roma chiede ora una revisione delle regole a poche settimane dalla loro introduzione ma senza trovare alcun orecchio attento tra i suoi interlocutori.

Sul tema ‘titoli di Stato’ il sistema bancario italiano parte da una posizione di forte esposizione. Secondo i dati più recenti di Banca d‘Italia, gli istituti di credito nazionali posseggono titoli del Tesoro pari al 22% di quelli in circolazione per un totale di oltre 400 miliardi di euro. A oggi sono investimenti considerati contabilmente a rischio zero e per i quali non devono perciò accantonare capitale.

Rispetto alla possibilità di un cambiamento delle regole, le banche italiane hanno reagito in vario modo.

DA DRAGHI INDICAZIONI PER STATUS QUO

Intesa Sanpaolo nel giro degli ultimi due anni ha ridotto la propria esposizione in Btp di oltre il 40% scendendo a 35 miliardi dagli oltre 61 di partenza, mentre ha portato il portafoglio in titoli di Stato di altri paesi europei a oltre 20 miliardi dagli otto iniziali.

Percorso diverso per Unicredit che nel 2015 è salito oltre i 55 miliardi di Btp rispetto ai 40-45 del biennio precedente, riducendo però la duration dei titoli in portafoglio e quindi il rischio di oscillazione dei prezzi.

Globalmente, anche grazie agli acquisti della Bce e nonostante l‘aumento del debito pubblico, il quantitativo in mano alle banche italiane è sceso lo scorso anno a circa 405 miliardi dai 415 di fine 2014. E anche la quota sul totale di titoli in circolazione è in contenuta riduzione a riprova di qualche incertezza sulle regole future.

Le ultime dichiarazioni sul tema sono quelle autorevoli di Mario Draghi, che pure non è tra i soggetti chiamati a decidere in merito. Il presidente della Bce, nel sottolineare la solidità delle banche europee, ha escluso la necessità di un comitato per giungere a ‘Basilea 4’, nuovo schema di norme necessario se si volesse includere i titoli di Stato negli asset che comportano rischi e quindi bloccano capitali delle banche a loro protezione. Anche se ha ricordato che una lezione della crisi è quella che i titoli di Stato non vanno considerati come totalmente privi di rischio.

Una posizione di sintesi di Francoforte dopo lo scontro tra la responsabile della vigilanza di Francoforte Daniele Nouy e il vice di Draghi Vitor Costancio. Alla proposta della prima di introdurre un tetto del 25% al possesso di titoli di un unico emittente il secondo ha replicato, spiegando che questo comporterebbe la vendita sul mercato di titoli di Stato per 1.600 miliardi con conseguenze disastrose.

La palla in campo europeo è ora in mano alla Commissione, con presidenza olandese e Germania, favorevoli a introdurre vincoli. Secondo fonti europee, il gruppo di lavoro istituito sul tema non sembra vicino a una decisione, nè la proposta riscuotere l‘appoggio di molti paesi.

L‘Italia ha deciso di rendere pubblico con nettezza il proprio ‘no’ in proposito e non di usare i modi felpati delle trattative sottotraccia.

La bontà della scelta si misurerà nel tempo.

Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

0 : 0
  • narrow-browser-and-phone
  • medium-browser-and-portrait-tablet
  • landscape-tablet
  • medium-wide-browser
  • wide-browser-and-larger
  • medium-browser-and-landscape-tablet
  • medium-wide-browser-and-larger
  • above-phone
  • portrait-tablet-and-above
  • above-portrait-tablet
  • landscape-tablet-and-above
  • landscape-tablet-and-medium-wide-browser
  • portrait-tablet-and-below
  • landscape-tablet-and-below