Fonsai, chiesti 7 anni e 3 mesi, 2 mln multa per Salvatore e Jonella Ligresti

martedì 9 febbraio 2016 13:07
 

di Ilaria Polleschi

TORINO, 9 febbraio (Reuters) - Il pm di Torino Marco Gianoglio ha chiesto la condanna a sette anni e tre mesi, oltre al pagamento di una multa di due milioni di euro per Salvatore Ligresti e sua figlia Jonella, nell'ambito del processo per falso in bilancio aggravato dal grave nocumento e aggiotaggio sotto forma della falsa informazione ai mercati relativamente ai bilanci di Fonsai nel periodo 2008-2011.

Al termine di una requisitoria iniziata la scorsa udienza e durata più di 10 ore, il procuratore ha inoltre chiesto la condanna a sei anni e otto mesi più 1,6 milioni di multa per l'ex-dirigente Fausto Marchionni. Chiesti sei anni e due mesi e 1,3 milioni di multa per l'altro ex-manager, Antonio Talarico. Il terzo manager imputato, Emanuele Erbetta, ha invece già concordato con la procura il patteggiamento, sul quale la corte si dovrebbe esprimere quando arriverà a sentenza per gli altri.

Il pm ha chiesto anche la confisca di 10 milioni di euro già sequestrati.

Gli imputati, che erano stati arrestati nel luglio 2013, sono accusati di aver occultato ai mercati un buco nella riserva sinistri di circa 600 milioni di euro, la cui mancata comunicazione avrebbe danneggiato almeno 12.000 risparmiatori in vista degli aumenti di capitale avvenuti dopo il 2010.

Secondo gli inquirenti, inoltre, la sottovalutazione della riserva sinistri ha consentito negli anni di distribuire utili per oltre 253 milioni di euro alla Premafin, allora controllante di Fonsai.

"Nella riserva sinistri di Fonsai del 2010 ci sono pesantissimi indici di anomalia", ha spiegato nella scorsa udienza Gianoglio, secondo il quale ci sono state "sottoriservazioni" e una "catena di errori non giustificata da eventi razionali (...), uno più irragionevole dell'altro, con un unico obiettivo, mettere a bilancio una voce sottostimata".

"Si tratta di fatti di una gravità eccezionale, che vanno oltre in nostro modo di pensare. Rientrano nell'ambito dei delitti che hanno una pericolosità diffusa e che vanno ad incidere sull'economia del paese perché impoveriscono i singoli", ha concluso Gianoglio.

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