4 febbraio 2016 / 10:05 / 2 anni fa

Italia, Ue meno ottimista su crescita e deficit, più difficile ok a flessibilità

MILANO, 4 febbraio (Reuters) - Da tre mesi a questa parte le prospettive per la congiuntura italiana risultano a Bruxelles lievemente deteriorate sia sul fronte della crescita sia - soprattutto - in termini di disavanzo.

In ampia parte anticipate da alcuni quotidiani italiani in edicola stamane, le 'stime d'inverno' della Commissione europea limano di un decimo l'attesa di crescita per quest'anno, innalzando di due decimi la proiezione sul rapporto deficit/Pil sia a livello nominale sia a livello strutturale. Questo si traduce naturalmente in una discesa soltanto modesta della voce debito, da sempre per l'Italia vero tallone d'Achille.

Passando ai numeri, dopo lo 0,8% del 2015 - sta scritto ancora 0,9% sulla nota di aggiornamento al Def, ma Matteo Renzi stesso anticipava uno 0,8% a fine anno - la parabola tracciata dalla Commissione è di 1,4% quest'anno, rispetto all'1,5% su cui scommetteva con le stime d'autunno del 5 novembre e 1,3% da 1,4% il prossimo.

Vale forse la pena di sottolineare il titolo che il corposo documento Ue dedica alle due pagine sintetiche sull'Italia. Il giudizio odierno si apre infatti con l'osservazione di "Consumi a sostegno della ripresa mentre peggiora il deficit strutturale", mentre quello delle stime d'autunno recitava "Verso una crescita più in grado di autoalimentarsi".

Bruxelles parla di un miglioramento della crescita italiana, la cui dinamica resta però inferiore alla media della zona euro. A livello di zona euro, la Ue scommette infatti su un'espansione economica al ritmo di 1,7% quest'anno e 1,9% il prossimo.

STIME DEFICIT IN SALITA COMPLICANO VIA LIBERA A MANOVRA 2016

Al di là della forbice che distanzia Roma dalla media euro, l'elemento chiave è che un decimale in meno di Pil costa all'Italia due decimi in più di deficit proprio in una fase come quella attuale, in cui si torna costantemente sul dibattito della 'flessibilità'.

Per tornare ai numeri, dopo il 2,6% del 2015 la Commissione vede il disavanzo italiano a 2,5% ques'anno (2,3% la stima di inizio novembre). Si viaggia così un decimo oltre il 2,4% cui punta il governo, che ha chiesto di sfruttare tutte le clausole di flessibilità e ancora attende il giudizio - congelato fino a primavera - sulla legge di Stabilità 2016.

Quanto poi al deficit strutturale, la proiezione Ue per quest'anno passa a 1,7% da 1,5% di novembre (0,7% per il governo, secondo la nota di aggornamento al Def di metà settembre). Immediata la ricaduta sul debito: 132,4% da 132,2% in percentuale del Pil (131,4% la stima ufficiale).

Per usare un eufemismo, non sarà quindi così semplice per Roma ottenere a primavera la promozione di Bruxelles sulla finanziaria 2016.

A giudicare da quanto rapidamente si è deteriorato - e ancora si sta deteriorando, vedi borse e greggio - il quadro macro globale, può essere che la Commissione si trovi in qualche modo forzata ad ammorbidire i toni del giudizio. Non si può escludere però che Bruxelles decida invece di applicare alla lettera il trattato nel caso del paziente Italia, spesso anche in passato più virtuoso di altre controparti euro sul fronte del deficit ma da sempre inadempiente su quello del debito.

(Alessia Pe)

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