Parmalat, si chiude capitolo warrant, attesa per Cassazione su Citibank

venerdì 15 gennaio 2016 16:23
 

MILANO, 15 gennaio (Reuters) - Dopo dieci lunghi anni si chiude il capitolo warrant Parmalat, con la conversione degli ultimi strumenti finanziari in azioni e il conseguente aumento del capitale sociale della società di soli 14 milioni di euro.

Il 31 dicembre scorso era infatti il termine ultimo per l'esercizio dei warrant 2005-2015, che erano stati assegnati agli obbligazionisti della vecchia Parmalat. Tra l'11 e il 31 dicembre 2015 sono stati esercitati 13.953.725 warrant, dai 15.944.554 che risultavano all'11 dicembre. Non sono stati quindi esercitati 1.990.829 warrant.

La scadenza dei warrant ha alimentato le speculazioni che la riservata famiglia Besnier, azionista di maggioranza con circa l'87% del capitale, possa lanciare un'Opa residuale e fare la propria uscita di scena da Piazza Affari, dopo aver risolto le ultime dispute con i potenziali creditori di Parmalat, che hanno diritto a essere risarciti in azioni e che quindi al momento rendono impossibile il delisting della società.

Sulla via del delisting però pesano ancora numerose e importanti cause. In primis c'è la causa con Citibank: nel 2014 la Corte d'Appello di Bologna ha infatti riconosciuto valida in Italia la sentenza della corte del New Jersey che ha riconosciuto alla banca americana un risarcimento da 431 milioni di dollari (inclusi gli interessi). La banca, assistita dai legali di Clifford Chance, ritiene che un tale ammontare debba essere risarcito in azioni, secondo un recovery ratio del 100%. Parmalat ha fatto ricorso contro la sentenza in Cassazione e Citibank a sua volta ha presentato un controricorso. L'udienza in Cassazione non è ancora stata fissata, secondo quanto spiega una fonte vicina alla situazione.

Citibank non ha ancora richiesto l'ammissione del proprio credito davanti al Tribunale fallimentare di Parma e non ha in corso trattative per un accordo stragiudiziale, aggiunge la fonte.

Ma quella di Citibank non è l'unica causa in corso.

All'assemblea dello scorso febbraio Parmalat aveva chiarito che le cause ancora pendenti riferite al riconoscimento di creditori tardivi o opponenti erano ancora 54, per un controvalore nominale (prima dell'applicazione dei recovery ratio) di 352 milioni di euro.

Nella relazione semestrale 2015, in relazioni alle insinuazioni passive, si parla invece di 14 cause pendenti dinanzi al Tribunale di Parma, 22 cause dinanzi alla Corte d'Appello di Bologna ed 1 causa dinnanzi alla Corte di Cassazione, "tutte relative alle opposizioni agli stati passivi delle società oggetto del concordato e ad insinuazioni tardive agli stati passivi delle stesse".

Tra gli operatori si ritiene che il delisting sia il destino di Parmalat ma c'è prudenza e incertezza sui tempi, che potrebbero essere lunghi, perchè prima devono essere risolte le dispute legali e soddisfatti i creditori che hanno diritto a essere rimborsati in azioni.   Continua...