5 ottobre 2016 / 13:47 / in un anno

Italia, rientro debito solo a partire da 2018, si usi politica fiscale - Fmi

MILANO, 5 ottobre (Reuters) - Si intitola non a caso ‘Debito - usare con accortezza’ il primo capitolo del nuovo rapporto semestrale Fiscal Monitor a cura del Fondo monetario internazionale.

Nella lista delle trentacinque economie avanzate sotto la lente Fmi, con il 132,7% con cui ha archiviato lo scorso anno l‘Italia è certamente tra i grandi malati di debito pubblico, terza soltanto al 248% del Giappone e al 176,9% della Grecia.

Gli economisti di Washington hanno già espresso con il World Economic Outlook diffuso ieri le prime proiezioni pessimistiche per il debito pubblico italiano: l‘idea è di una percentuale sul Pil pari a 133,2% quest‘anno e 133,4% il prossimo.

Il rapporto odierno allunga lo sguardo e proietta un calo del debito/Pil a 132,0% nel 2018, 129,9% nel 2019, 127,5% nel 2020 e 125,0% nel 2021, orizzonte in cui si chiudono le attese del Fondo.

La dinamica va confrontata con il percorso programmatico appena tracciato dalla Nota di aggiornamento al Def: 132,8% quest‘anno, 132,5% il prossimo poi 130,1% nel 2018 e 126,6% nel 2019. Accantonato dunque l‘obiettivo precedente, messo nero su bianco in aprile, secondo cui il rientro del debito sarebbe iniziato quest‘anno.

PAREGGIO BILANCIO SOLO IN 2021

Quanto al percorso del deficit, a partire dal 2,2% del 2017 l‘ipotesi Fmi è di una discesa a 1,3% nel 2018, 0,5% nel 2019 e 0,1% nel 2020, per arrivare al pareggio nel 2021. Nell‘ultimo documento ufficiale, dopo il 2% previsto per l‘anno prossimo il governo indica 1,2% nel 2018 e 0,2% nel 2019.

Tornando alle previsioni sul debito, il rapporto Fmi sottolinea che spetta in primo luogo alla politica fiscale il compito di porre fine a una situazione di ‘debt overhang’, quella in cui in Paese è indebitato per un importo maggior di quanto è in grado di rimborsare e questo impedisce nuovi investimenti.

Se non si tratta di un riferimento specifico all‘Italia, una lettura tra le righe è abbastanza automatica. La ricetta Fmi prevede un ‘deleveraging’ sul duplice piano macro e dei singoli bilanci, banche in testa.

Una posizione, quella del Fondo, almeno formalmente allineata alla ‘causa’ che ormai da qualche tempo Roma porta avanti in sede Ue facendo spesso fronte al rigidismo dei più ortodossi difensori della disciplina sui conti pubblici.

“Ai Paesi con una crescita nominale più modesta servirà più tempo per superare lo scoglio di un ‘overhang’ del debito. Per questo motivo misure a favore della domanda e soprattutto uno stimolo fiscale volto a far ripartire l‘economia possono essere di aiuto nel processo di riduzione della leva finanziaria” scrive il documento.

Anche in riferimento ai bilanci delle singole imprese si sollecita al ‘deleveraging’ che faccia pulizia nei conti.

“Sfortunatamente, in assenza di intervento pubblico la pulizia dei bilanci procede spesso al rallentatore a causa di problemi sul fronte del coordinamento, del mercato o impossibilità per le banche in difficoltà di assorbire le perdite. Senza provvedimenti, tuttavia, si vedranno ricadute negative su consumi e investimenti” afferma il Fondo.

E’ per questo che servono misure fiscali mirate, di norma volte a far fronte alla debolezza del settore bancario, che solitamente comprendono ricapitalizzazioni, acquisti di asset e in qualche caso garanzie” continua il rapporto, senza comunque citare il caso specifico delle banche italiane.

Per un ultimo sguardo alle stime sul Paese, la proiezione Fmi sull‘avanzo primario -- variabile critica per la discesa del debito -- è di 1,3% per quest‘anno e 1,4% il prossimo dopo l‘1,4% del 2015.

(Alessia Pe)

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