Fonsai, difese Salvatore e Jonella Ligresti chiedono assoluzione piena

martedì 19 aprile 2016 17:32
 

di Ilaria Polleschi

TORINO, 19 aprile (Reuters) - Le difese di Salvatore Ligresti e della figlia Jonella hanno chiesto l'assoluzione per i loro assistiti "perché il fatto non sussiste" dalle accuse di falso in bilancio e aggiotaggio nell'ambito del processo in corso a Torino sul caso Fonsai.

Per i due, lo scorso febbraio, il pm Marco Gianoglio ha chiesto la condanna a sette anni e tre mesi, oltre al pagamento di una multa di due milioni di euro. Il procedimento è in corso da quasi tre anni e la sentenza è attesa intorno alla metà di luglio.

"Non c'è una prova precisa, chiara, al di là di ogni ragionevole dubbio, della volontà di fraudolenza", spiegano gli avvocati di Jonella, Lucio Lucia e Salvatore Scuto, ricordando che per le stesse accuse - nell'ambito del filone milanese dell'inchiesta - il terzogenito di Ligresti, Paolo, è stato assolto perché il fatto non sussiste, insieme a Fulvio Gismondi, ex attuario della compagnia assicurativa, e Pier Giorgio Bedogni, dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili.

"Non vi è possibilità che questo Tribunale possa arrivare ad approdi differenti, non potete non tenere conto della sorte del ramo milanese di questo procedimento", aggiunge Scuto.

Per gli avvocati di Salvatore Ligresti, Gian Luigi Tizzoni e Riccardo Villata, la "richiesta di pena è spropositata oltre che infondata". "Non solo c'è un'acclarata inesistenza oggettiva dei fatti contestati, ma anche un'insussistenza sotto il profilo soggettivo", sottolinea Villata.

Secondo il legale, infatti, non c'è alcuna prova che, come sostiene invece l'accusa, Ligresti - all'epoca dei fatti contestati presidente onorario della società, mentre Jonella era quello effettivo - fosse l'amministratore di fatto di Fonsai e che abbia dato direttive per la presunta sottoriservazione del ramo sinistri, legata "chirurgicamente dalla procura" al falso in bilancio.

I due, imputati insieme ad altri manager, erano stati arrestati nel luglio 2013 e sono accusati di aver occultato ai mercati un buco nella riserva sinistri di circa 600 milioni, la cui mancata comunicazione avrebbe danneggiato almeno 12.000 risparmiatori in vista degli aumenti di capitale avvenuti dopo il 2010.

Secondo gli inquirenti, inoltre, la sottovalutazione della riserva sinistri avrebbe consentito negli anni di distribuire utili per oltre 253 milioni a Premafin, allora controllante di Fonsai, che nel frattempo è stata assorbita da Unipol, dando vita a UnipolSai.   Continua...