Referendum trivelle, voto politico con incognita astensione

venerdì 15 aprile 2016 12:21
 

ROMA, 15 aprile (Reuters) - Come succede di frequente quando si parla di referendum, anche la consultazione di domenica prossima, che riguarda una ventina di concessioni dei giacimenti di idrocarburi offshore, si è trasformata in una questione di politica nazionale, anche per le spaccature del Pd.

E la recente inchiesta per presunta corruzione nell'assegnazione di appalti per un sito petrolifero in Basilicata - che ha provocato le dimissioni del ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi (non indagata, a differenza del suo compagno) - ha rilanciato il tema del referendum, finora ignorato da gran parte dei cittadini.

LA QUESTIONE AL CENTRO DEL REFERENDUM

Il referendum riguarda un passaggio dell'ultima legge di Stabilità e chiede l'abrogazione delle concessioni per le piattaforme in mare che si trovano entro 12 miglia nautiche dalla costa e dalle aree protette.

Secondo i dati del ministero dello Sviluppo, in totale le concessioni interessate sono 21: sette in Sicilia, cinque in Calabria, tre in Puglia, due in Basilicata e in Emilia-Romagna, una in Veneto e nelle Marche. Si tratta in grandissima parte di impianti Eni ed Edison.

Si tratta di impianti precedenti alla normativa attuale che, per evitare rischi ambientali, consente attività di estrazione solo oltre il limite delle 12 miglia.

Chi è favorevole a porre fine alle concessioni vota sì, mentre chi vuole che si continui a estrarre gas e petrolio anche da quegli impianti vota no.

Perché il referendum sia valido occorre raggiungere il quorum, cioè che il 50% più uno degli elettori vada alle urne.   Continua...