2 aprile 2016 / 15:27 / in un anno

Ubi, fondi conquistano assemblea ma vertici confermati, nessun dossier M&A aperto

* Investitori istituzionali in maggioranza con 51,1% dei voti

* Moltrasio confermato presidente, verso conferma Massiah AD

* Piano banca unica prevede acquisto minorities

di Andrea Mandalà

BERGAMO, 2 aprile (Reuters) - L‘assemblea degli azionisti di Ubi, al debutto da Spa, riconferma i vertici della banca ma gli investitori istituzionali fanno sentire il peso nel capitale lanciando un segnale di discontinuità forte a tutte le popolari alle prese con la storica riforma che impone l‘abbandono del voto capitario.

In tema di M&A la banca ribadisce l‘atteggiamento di estrema cautela nel nuovo scenario di consolidamento bancario rispetto al quale non ha al momento dossier aperti nè riceve pressioni specifiche da parte del governo.

Con la presenza di oltre 1.800 soci (3.400 circa con deleghe) la lista presentata dai fondi, che controllano oltre il 40% del capitale della banca, ha ottenuto la maggioranza dei voti, pari al 51,11%, contro il 48,48% della lista presentato dai soci storici riuniti in un patto.

La vocazione minoritaria dei fondi che hanno candidato solo tre consiglieri non puntando alle posizioni di vertice, ha permesso tuttavia all‘assemblea di potere eleggere un consiglio di sorveglianza all‘insegna della continuità con dodici consiglieri tratti del ‘listone’. Andrea Moltrasio viene confermato presidente e Mario Cera Vicepresidente vicario. Attesa anche la conferma di Franco Polotti, presidente del Cdg e di Victor Massiah, AD.

“Ero pronto ad una evenienza di questo tipo. E’ una sconfitta che fa piacere. Si va verso la strada di un mix di rappresentanza del capitale e del territorio”, dice Moltrasio commentando l‘esito del voto.

M&A SOLO CON GOVERNANCE CHIARA, NESSUNA PRESSIONE GOVERNO

Mentre al momento “non c‘è alcun dossier aperto”, l‘AD Massiah ha rassicurato i soci che un‘eventuale operazione di fusione potrà essere valutata solo se presenta precise caratteristiche, ovvero una chiarezza assoluta sulla creazione di valore e sulla governance.

“La nostra solidità non è messa in discussione, e non a caso leggiamo ogni tanto di ipotesi di nostro coinvolgimento nella risoluzione di problematiche di altri attori bancari”, ha detto l‘AD.

Ubi ha cercato un accordo per un‘aggregazione con Pop Milano che poi ha invece suggellato un‘operazione con Banco Popolare e spesso viene considerata tra le banche più accreditate per un merger con Mps, ipotesi esclusa in più occasioni dallo stesso istituto bergamasco.

Su quest‘ultimo tema Massiah si è oggi limitato a sottolineare “la sproporzione tra le dimensioni delle sofferenze e il capitale” della banca senese. “O si trova una soluzione alla Fosbury per alleggerire la posizione sugli Npl o bisogna agire sul capitale”, ha detto l‘AD richiamando una metafora sportiva proposta in più occasioni nel corso dell‘assemblea.

Massiah ha ribadito ancora una volta che “una fusione non è di per sè una buona operazione” e che le operazioni di successo sono relativamente rare. E inoltre che “pressioni dirette da parte del governo non ce ne sono”.

La banca è in grado di proseguire in modo autonomo “e questo ci permette di poter scegliere”, aggiunge.

PIANO INDUSTRIALE ENTRO GIUGNO, ALLO STUDIO BANCA UNICA

Nel corso dell‘assemblea Massiah ha annunciato che la banca ha aperto i cantieri per la stesura del nuovo piano industriale con l‘obiettivo di concluderlo entro il primo semestre dell‘anno.

Particolare attenzione sarà dedicata alla rivisitazione del modello organizzativo e a questo proposito l‘AD ha confermato che sarà valutata “la fattibilità e i possibili miglioramenti economici e gestionali derivanti da una soluzione di banca unica”.

In particolare l‘integrazione nella capogruppo delle controllate dovrà passare principalmente attraverso il riacquisto delle minorities di Bre (24,9% detenuto da Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo) e di Bpci (16,24% in mano a Fondazione Banca del Monte di lombardia)

L‘assemblea ha quindi approvato il bilancio e proposta di distribuzione di un dividendo unitario di 0,11 euro per un monte dividendi complessivamente pari a 99 milioni.

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