Flavio Cattaneo, architetto prestato al business da Italo alla sfida Telecom

mercoledì 30 marzo 2016 16:52
 

di Alberto Sisto

ROMA, 30 marzo (Reuters) - Il neo amministratore delegato di Telecom Italia, Flavio Cattaneo, è nato a Rho (il paese alle porte di Milano che ha ospitato Expo 2015), il 27 giugno 1963.

Laureato in Architettura al Politecnico di Milano, è stato membro della Giunta di Confindustria. Fino ad oggi era amministratore delegato di Ntv, la società ferroviaria concorrente alle Ferrovie dello Stato. E' inoltre consigliere di Generali oltre che della stessa Telecom.

Prima di salire, nel 2014, sul treno, attività che ha portato in utile dopo anni di rosso, è stato amministratore delegato in Fiera Milano, accompagnandola all'Ipo. Poi dal 2003 al 2005 è stato direttore generale della Rai. Successivamente il governo lo ha indicato alla guida di Terna , la società che gestisce la rete ad alta tensione. Incarico conclusosi nel 2014. Per tutti questi ruoli il manager è stato nominato da governi, nazionali e locali, di centrodestra.

Proprio il lavoro in società non a continuo contatto con il mercato ha creato qualche perplessità fra gli addetti ai lavori fin dalle prime apparizioni del suo nome nella rosa per Telecom Italia. "Fiera di Milano, Rai e Terna sono società che non devono trovarsi i clienti. L'esperienza a Ntv è stata positiva, ma troppo breve. A Telecom Italia dovrà mostrare di avere anche questa capacità", ha detto un manager del settore contattato da Reuters.

Fra le amicizie che contano, Cattaneo può annoverare quella di lunghissima data con Paolo Berlusconi. E poi l'imprenditore romano Francesco Gaetano Caltagirone che lo ha messo nei consigli di alcune sue società fra cui Cementir Holding . Ma anche alla presidenza di Domus Italia, la società dove Caltagirone ha raggruppato tutti gli immobili destinati ad affitto in vista della quotazione in Borsa. L'Ipo al momento è sospesa.

Cattaneo, sposato con l'attrice Sabrina Ferilli di fede progressista, può contare anche sul sostegno professionale di Mediobanca e del suo Ad Alberto Nagel, che potrebbe essere stato, secondo fonti vicine al dossier, fra gli sponsor della sua nomina.

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